Carlo Valenti
Una settimana al via ufficiale della stagione, con la Pfremier League inglese che si presenta ai nastri di partenza con la fascia da protagonista, grazie ad un faraonico mercato estivo, figlio di una fortissima posizione economica che lo pone davanti a tutti gli altri campionati esterni. Tanti soldi con i club di prima divisione che hanno speso qualcosa come due miliardi di euro, a cominciare dai campioni in carica del Liverpool, capaci di spendere qualcosa come 125 milioni di euro, per portare ad Anfield la stella del Bayer Leverkusen Florian Wirtz. A guardare i numeri, scopriamo che è il sesto trasferimento più costoso della storia del calcio, guidata dal brasiliano Neymar passato anni fa dal Barcellona al Paris Saint Germain per la astronomica cifra di 22 milioni di euro. Ma la campagna di rafforzamento del Liverpool non si è fermata al solo Wirtz, avendo speso altri 95 milioni per regalare al manager Arne Slot l’attaccante 2002 dell’Eintracht Francoforte Hugo Ekitiké.
Ma non solo LIverpool, perché la Premier si è mossa a largo raggio, come il manchester United, smanioso di tornare a volare alto nei prati della Premier: a Old Trafford sono arrivati Bryan Mbeumo e Matheus Cunha per 75 e 74 milioni di euro. Il primo, ala destra francese naturalizzato camerunense, è stato acquistato dal Brentford. Cunha invece, attaccante brasiliano, è stato ceduto dal Wolverhampton. Non da meno la campagna dell’Arsenal che ha ingaggiato Viktor Gyokeres dallo Sporting Lisbona per 73 milioni, e Martin Zubimendi, dalla Real Sociedad per altri 70 milioni.
Il Chelsea che in America si è laureto Campoione del Mondo per Club, ha dapprima sborsato 66 milioni più 4 di bonus per Joaoi Pedro dal Brighton, per poi ingaggiare Jamie Gittens dal Borussia Dortmund per 64.3 milioni di euro. Ha speso anche il Tottenham con l’acquisto di Mohammed Kudus dal West Ham per 64 milioni.
Cifre che non spaventano i Club inglesi che possono vantare su un portafogli notevole. E’ il campionato più ricco del mondo, seguito in ogni angolo del globo, grazie alle nuove proprietà arabe e americane che continuan o ad investire milioni di dollari, senza dimentare gli ingenti introiti prodotti dagli accordi televisivi che aumentano anno dopo anno. Lo scorso anno la Premier League ha fatturato qualcosa come 7,3 miliardi di euro, più del doppio di quanto non incassi la serie A italiana ferma a tre miliardi di incassi dai diritti televisivi.
Elementi che fanno la differenza e grazie all’equa ripartizione, permettono anche alle squadre di seconda fascia, di poter operare con un bugget notevole sul mercato. Dal Southampton retrocesso in Premiership, ai campioni d’Inghilterra del Liverppool, ballano pochi milioni di differenza che permettono anche alle squadre più “povere” di poter spendere cifre che in Italia, ad esempio, sonom impensabili per club come Cremonese o Pisa. Ecco perché la Premier vola alta nei cieli d’Europa. Si gioca tanto, le televisioni fanno sempre il pieno e gli stadi sono sempre sold out. Una differenza sostanziale. E chi dice che i soldi non fanno la felicità, chiedere alla Premier.





