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Auguri Diego, ovunque tu sia

Salvatore Savino*

Mi perdonerete se oggi non mi occupo della strabordante vittoria degli azzurri con il Bologna, della doppietta del capitano che esorcizza lo spettro dei calci di rigore o dello splendido mancino di uno sfavillante Fabian Ruiz. Oggi devo fare gli auguri di buon compleanno ad una persona cara.

Il compleanno in realtà è domani, 30 ottobre, ma quelli come lui non hanno date, non hanno eta’.

Era una sera di inizio estate del 1984 quando, già boccheggianti per il caldo , i napoletani aprirono i balconi e le finestre alla ricerca di un po’ di fresco sollievo. Fu in quel momento che ci si rese conto che, aguzzando l’udito, da tutte le case sembrava provenire la stessa voce. Dapprima un brusio sommesso, poi una voce più alta, poi un meraviglioso urlo liberatorio di gioia per troppo tempo repressa. Sugli schermi, sintonizzati su una emittente napoletana, apparve una scritta che comincio a girare , continuamente, come un messaggio d’amore e rinascita: ” Maradona e’ del Napoli ‘…

La gente si riverso’ per le strade, bandiere al vento e cori di felicità, ci si abbraccio’ come all’ annuncio della fine della guerra. Non lo si sapeva ancora, ma sarebbe stato davvero così : quel ragazzo dai capelli ricci, neri, dallo sguardo furbo ma dolcissimo, dal sorriso straripante, già costretto ad una vita più grande di lui , sarebbe venuto a donare al popolo napoletano quella gioia, quell’orgoglio, quella dignità purtroppo per secoli vilipesa e messa in un angolo. 

Quel piccolo meraviglioso genio stava per venire a compiere le sue magie in quella che solo per caso non era stata la sua città natale , ma che lo avrebbe accolto nel suo grembo amorevole come il più caro dei suoi figli.

Quanti anni abbiamo trascorso insieme, Diego,  quanti regali mi hai fatto senza nemmeno saperlo. Ti ricordi quando vincemmo a Torino per 3 a 1, ed io venni sotto casa tua, in via Scipione Capece, a ringraziarti per aver fatto piangere di gioia il mio nonnino, che venne ad abbracciarmi con gli occhi rossi quando la voce della radio annunciò che stavamo rimontandobe vincendo in casa di quelli la’, quelli che fino a prima che arrivassi tu eravamo costretti a guardare quasi sempre dal basso, con cui non ci potevamo nemmeno confrontare? Ora c’eri tu, Diego, mio capitano, mio valoroso condottiero, mio eroe, che hai saputo prendere la maglietta del mio Napoli e portarla orgoglioso in Italia ed in Europa, facendo capire che Napoli sapeva, poteva e doveva vincere.

Grazie, mio immenso amico. Mi permetto di chiamarti cosi’, anche se ci siamo visti e parlati da vicino poche volte, ma chi ti risolleva nei momenti tristi, chi ti difende quando gli altri ti attaccano ingiustamente, chi porta il sorriso nei volti di chi ami, è per natura stessa un amico. E un amico vero non tradisce, e tu non lo hai fatto mai , anche quando la stanchezza, i problemi, anche gravi  che hai avuto, avrebbero consigliato di andar via, tu sei rimasto qui, con quelli che erano ormai la tua casa, la tua famiglia.

Grazie per aver permesso a tutti noi di poter raccontare ai nostri figli, che non hanno avuto la gioia di vederti giocare, che sei stato il nostro capitano, che il mondo si inchinava al tuo regale passaggio, che potevamo andare in giro e dire a tutti con orgoglio: ” io sono Napoletano “.

Diego, mio immenso amico, mi sembra ancora impossibile che questo compleanno non lo trascorrerai con me, con tutta Napoli , con quei napoletani che ti hanno da sempre considerato un fratello. Quando lo scorso anno, una sera di novembre, hai deciso di andare via, mi sono sentito per la prima volta tradito da te. Ma come, Diego se ne va? Cosi’, senza nemmeno salutare? Non è giusto, non ci credo. Poi ho riflettuto,  quando sono riuscito ad asciugare le lacrime, e ho finalmente capito.

Dio ti aveva donato alla città più povera, più bistrattata, al popolo più offeso e maltrattato d’Italia, per ridarle dignità.

Ti aveva inviato a portare il sorriso a chi forse in quel momento non aveva nemmeno di che mangiare, e grazie alle magliette, le parrucche, le bandiere, le musicassette, riusciva a portare il pane a casa. Era venuto il tempo che ritornassi a giocare,  come fanciullo, ai piedi di mamma e papà, nell’unico campo da calcio che potesse degnamente ospitarti dopo quello di Napoli.

Uno come te, mio immenso capitano, condottiero, fratello d’amore, ora doveva giocare in Paradiso. 

Continua a guardarci da lassù, Diego, continua a condurci alla vittoria, e vedrai che persino tra le stelle si sentirà risuonare, magari dai cori degli angeli, oh mamma mamma mamma, sai perché,  mi batte il corazon, ho visto Maradona, hey mamma’, innamorato son…

Tanti auguri, Diego, 

buon compleanno.

*Scrittore, tifoso del Napoli

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