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C’è il derby. Sarri: “Sento troppo nervosismo”

Nella foto: Sarri (Foto Gino Mancini)

Guglielmo Guidi

Il fascino della prima volta per Maurizio Sarri che domani gioca il derby con tante convinzioni. “Penso che con una buona prestazione abbiamo più possibilità di fare risultato. Questa è una delle partite più importanti d’Europa, è un onore giocarla. Tutti da bambini hanno sempre sognato di vivere il derby della Capitale. La Roma è molto forte, questo ci renderà più concentrati. I ragazzi devono avere consapevolezza. La Lazio è stata 5 volte sotto nel risultato e ha fatto comunque 8 punti. Avrà mille difetti ma anche dei pregi. Qualche pregio c’è se si fanno 8 punti andando sotto così tante volte. E poi dico altri due-tre numeri: la Lazio l’anno scorso aveva una media di 8,9 punti ogni 5 partite, ora ne ha fatti 8. L’anno scorso prendeva 7,2 gol ogni 5 partite, ora ne ha presi 7 giocando con un difensore in meno. L’anno scorso faceva 8 gol ogni 5 partite di media, ora siamo a 12. Tutto questo negativismo che sento aleggiare intorno a noi mi sembra eccessivo. La squadra deve avere la consapevolezza di avere già qualche dote”.

Contro Mourinho può essere la partita della svolta. “Questa partita mi intriga tantissimo, è speciale, sarebbe grandioso dare una soddisfazione al popolo laziale. La pressione mediatica non corrisponde alla pressione interna allo spogliatoio La partita in cui ho avuto più pressione è stata Sangiovannese-Montevarchi, derby toscano di Serie C, una rivalità centenaria. Guardare le esperienze passate e pensare che si possano ripetere è un errore. Le squadre hanno caratteristiche diverse, non hanno le stesse evoluzioni. Spero che la scintilla scatti stasera, domani può essere già tardi. Pellegrini? Non faccio le mie scelte in base agli avversari, non è nelle mie caratteristiche. Non sono un tattico, lavoro di strategia sulla mia squadra. Cercheremo di fare il nostro calcio, anche se in questo momento ci riusciamo a sprazzi”. 

Per Sarri è una Lazio viva e domani vuole dimostrarlo. “È possibile, qualcosa dentro dopo la sconfitta du Milano si può essere rotto. Ma è normale perdere delle partite. Non vedo la squadra spenta, la vedo bella viva durante la settimana. Si sta allenando bene, ma c’è qualcosa che ci impedisce di esprimerci al 100% anche a livello tecnico, le percentuali di passaggi riusciti sono basse. Non è la play station, questo è calcio vero: ci sta che ora i giocatori siano più preoccupati dai movimenti da fare. Domani chiedo ai ragazzi, in particolare agli attaccanti esterni di giocare più vicino a Immobile, troppo spesso vengono sempre incontro insieme, chiedono la palla addosso. Questo li porta a essere raddoppiati, si devono muovere di più senza palla o andarla a prenderla negli spazi. Nell’attacco all’area di rigore Pedro ha qualcosa di più rispetto a Felipe Anderson, che non sempre segue l’azione. Io vi posso dire una cosa, ho allenato tanti giocatori forti, ma uno potenzialmente forte come Felipe l’ho allenato raramente. Ha doti straordinarie, le ha tirate fuori in piccola parte. Deve avere una crescita nella convinzione e nella cattiveria, perché veramente altrimenti è uno spreco di talento. Lui può essere un crac a livello internazionale”.

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