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Sarri si presenta alla Lazio: “Voglio un gruppo che sappia dominare la partita”

Nella foto: Maurizio Sarri (Foto Gino Mancini)

Guglielmo Guidi

E dopo Mourinho, ecco l’altra faccia della Capitale. E’ il giorno di Maurizio Sarri che si presenta ufficialmente alla Lazio. Ad introdurre il nuovo tecnico che prende il posto di Simone Inzaghi, c’è il ds Tare. “Siamo molto contenti e felici di presentare mister Sarri. In primis, vogliono ringraziare però Simone Inzaghi e il suo staff per il lavoro svolto in questi cinque anni, gli facciamo gli auguri per l’avventura all’Inter. Ora c’è Sarri, per noi è l’opportunità di fare un salto ancora più difficile. Arrivare a lui è stato un banco di prova per noi. È un allenatore con esperienza, ha un gioco offensivo e aggressivo, cosa che rispecchia tantissimo lo spirito della Lazio. Speriamo tutti insieme di gioire”. 

Ed ecco il Comandante. E subito il raffronto con Josè Mourinho. “Questo grande dualismo non riesco a vederlo. L’ho conosciuto, è un bel personaggio, mi rimane simpatico. Poi ha vinto più di me, anche se non vuol dire nulla. Nel derby faremo di tutto per venire a capo della partita. Non mi vengono citazioni, come ho già detto ai ragazzi vorrei vedere una squadra che ha un grande spirito di sacrificio nella settimana per festeggiare la domenica. Voglio un gruppo che abbia voglia di dominare la partita. Sono qui per due motivi. Il primo è personale, perché ho intravisto nella Lazio la possibilità di tirare fuori le mie caratteristiche migliori. Il secondo è tecnico: anche se ci manca qualcosa nella rosa per fare quello che piace a me, in questa squadra vedo i presupposti giusti per fare bene”.

Dopo la Juve, la Lazio. Per Sarri, il concetto è un altro. “Sono entità astratte, le società sono fatte di persone. Ritengo che le persone che sono qui, in questo momento, siano adatte a me. Vedremo se sarà una valutazione giusta, non sarà un percorso facile e breve. All’inizio ho fatto sempre fatica con le squadre nuove, è inevitabile quando hai idee chiare di un tipo di calcio. Il primo obiettivo è divertirsi e deve cominciare a farlo l’allenatore, che poi riesce a trasmetterlo allo spogliatoio. A differenza dei luoghi comuni, non concepisco chi dice che per vincere bisogna giocare bene”. 

Una Lazio da rinforzare. Pronta la lista della spesa. “Con il direttore abbiamo fatto una lista di ruoli, abbiamo bisogno di alcuni giocatori per giocare un calcio diverso dal passato. Non ci siamo soffermati sui nomi, ma sulle caratteristiche. È un mercato difficile per tutti. È chiaro che mi piacerebbe partire domani mattina con i 24 giocatori della rosa definitiva, ma è impossibile, speriamo di essere veloci. Quanto tempo ci vuole? Difficile prevedere come un gruppo possa reagire. È un fattore è imponderabile, ho visto tutto nella mia carriera. A Napoli ho fatto due punti nelle prime tre partite, all’Empoli ero ultimo mentre al Chelsea siamo partiti subito forte. Alla Juventus è stato molto difficile, anche se poi abbiamo vinto il campionato”. 

In prima linea potrà contare sulla Scarpa d’Oro Ciro Immobile, che in azzurro ha ricevuto più di una critica. Sarri smonta il teorema. “Se Mancini lo mette dentro tutte le partite, vuol dire che è contento. Mi sembra che alla squadra faccia mancare poco, è di buon livello anche la partecipazione difensiva. Manca solo il gol, l’augurio è che arrivi quello più importante. Sono tranquillo su di lui per quello che sto vedendo. Negli ultimi anni sono riuscito a far segnare tanto gli attaccanti: Higuain, Mertens, Ronaldo e Hazard, con me al Chelsea, ha fatto più di 20 gol. Chiaramente avere soluzioni alternative all’attaccante di riferimento è importante”. 

Nota dolente, l’assenza di Luis Alberto alla prima. “Non ha risposto a una convocazione, quindi è un problema dal punto di vista gestionale per la società. Poi c’è un aspetto che riguarda i rapporti. Sto aspettando che arrivi per parlare con me e i compagni per convincermi di quello che ha fatto. Se lo fa e ci convince, il problema morale svanisce. La pena di morte non c’è nei miei gruppi. Luis Alberto alla Jorginho? Non ce lo vedo, è bravo quando porta palla e salta gli avversari. Lo vorrei utilizzare come Hamsik a Napoli: deve andare tra le linee e creare superiorità”. 

Lazio che ritrova un vecchio pallino come Felipe Anderson. “Se non ci credevo mi sarei opposto al suo acquisto. Qui alla Lazio fece 6-7 mesi incredibili, sembrava fosse destinato al Barcellona. Quando ero in Inghilterra ha fatto un buon girone d’andata, ma pecca sempre nella continuità. Noi dobbiamo cercare di creare la situazione migliore per lui. Non riesco a capire il motivo della sua discontinuità, spero di capirlo quando lo conoscerò. Ha potenzialità feroce”.

Sul modulo da adottare, parla più di uomini. “Ho fatto il 4-3-1-2 e tutti mi dicevano che ero integralista. Ora mi dicono che lo sono ma del 4-3-3. Probabilmente lo sono, ma ditemi di cosa. Il nostro obiettivo è partire con il 4-3-3, ma poi c’è l’evoluzione del lavoro. Spesso a stagione in corso ho cambiato, vedremo che esterni avremo a disposizione da subito. Il 4-3-3 tutela i nostri interni, che vanno tutelati perché devono mantenere sempre la pericolosità offensiva, mentre nel 4-3-1-2 verrebbero tritati per il dispendioso lavoro difensivo”. 

Roma, piazza difficile causa le tante pressioni esterne. “Non sono un frequentatore di social, per me i tifosi sono quelli che mi si presentano davanti. Ancora non li ho visti. Non penso che alla Juventus, al Napoli e al Chelsea ci sia meno pressione, che fa parte di questo mestiere, che per me è più una passione. Speriamo che riavremo gli stadi pieni la prossima stagione. In questo momento comincio ad avere veramente voglia di tornare ad allenare”. 

Sugli obiettivi da perseguire, idee altrettanto chiare. “Sarà un anno di costruzione, ma non deve precluderci niente. Sarà più difficile rispetto a quelli successivi. La Champions fa la differenza a livello economico. Scudetto? Vediamo, parte un ciclo diverso. Vogliamo diventare una squadra fortemente competitiva, il che vuol dire lottarsela. La società voleva farmi un contratto di 4 anni, sono stato io a chiedere di farlo più corto perché avendo una certa età devo capire, tra due anni, di avere le stesse energie. Se le avrò, sarà felice di prolungare”. 

Sarri crede nelle potenzialità di questa squadra. “Per tanto tempo ho sentito dire che senza lockdown la Lazio avrebbe vinto il campionato, anche se in realtà era prima la Juve. La Lazio certo era la più temibile, si poteva rischiare sbagliando qualche partita. Ho visto anche quest’anno che nella fase finale la Lazio ha fatto pochi punti, non penso che sia un discorso fisico, quando parlo coi preparatori sono tutti preparatissimi, difficile che uno sbagli. Certo se cambiano il calendario può succedere, è una variabile imprevedibile e può succedere di tutto. Siamo di fronte a calendari folli, nessuno aiuta, l’Uefa ti tira fuori un Europeo a 24 squadre, la Fifa farà il Mondiale a 50 squadre, mi aspetto di tutto. Abbiamo fatto due anni di qualificazione per eliminare tante piccole nazionali. Bisogna fare le categorie, è impensabile che uno che costi 1 milione al mese vada a giocare in Andorra. Bisogna ridurre il numero delle partite, sennò è dura. Arrivano infortuni, scende la qualità delle partite, è inevitabile. Spero ci sia la buona volontà di tutti per tornare a un calcio sostenibile, per tornare alle partite pronti”.

Si riparte dall’Europa League, occasione per crescere. “In Europa devi dare sempre tutto, è un errore sottovalutarla. Dipende la rosa a disposizione, ne serve una molto vasta. È un torneo difficile, giochi anche il giovedì con trasferte più lunghe. Al Chelsea ne cambiato 6-7 dal giovedì alla domenica, senza che la squadra ne risentisse. La stanchezza non è solo fisica, ma anche mentale di tutto l’ambiente, anche magazzinieri e massaggiatori. Il livello tecnico della competizione salirà, ci sono meno squadre perché c’è la Conference. Ma preferisco scoppiare a marzo che fare figure di merda in Europa”. 

Con Lotito non avrà problemi. “Speriamo di no, è anche abbastanza grosso, avrei difficoltà a tenerlo. Penso di avere un buon rapporto, vengo da esperienze non facili con alcuni presidenti. Peruzzi? Ci ho parlato massimo cinque giorni fa. È un personaggio importante per la Lazio. Spero di ritrovarlo, può darci una grande mano”.

Quando sente parlare di Lazio, il ricordo va al passato. “Si può parlare di mille situazione che rimangono nella mente. Quella che ho più cara è la storia di Maestrelli, è un personaggio straordinario, ho conosciuto anche i famigliari”. 

Tre attaccanti come Muriqi, Immobile e Caicedo. Sarri dispensa battute. “Se ci fanno giocare in dodici ne metto due (ride, ndr). Quando la Lazio è venuta a parlare con me, abbiamo detto che bisognava cambiare qualche giocatore. In rosa c’è posto per due attaccanti centrali, vedremo cosa succederà sul mercato. Quanto a Lazzari, ci ho parlato questa mattina, mi ha detto di aver voglia di provare questa nuova esperienza. Gli ho detto che uno con la sua gamba può fare bene. C’è il problema del cross sul secondo palo? Ho fatto tre anni con Mario Rui a Napoli, non credo che siano diversi fisicamente. Correa? Potrebbe fare l’attaccante di sinistra se ha la voglia e gli stimoli di farlo. Il ragazzo però da un po’ ha manifestato la voglia di cambiare ambiente. Se quando torna ha cambiato idea, ne sarei molto felice”.

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