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Addio De Rossi. L’ad Fienga: “Ieri gli abbiamo comunicato l’intenzione di non rinnovare”. Daniele: “Rispetto la società, ma sarei voluto rimanere”

GINOMANCINI Addio De Rossi Nella foto: Daniele De Rossi saluta (Foto Gino Mancini)

La Roma perde un altro pezzo, un altro capitano, un altro simbolo della sua storia. Il 26 maggio contro il Parma, sarà l’ultima di Daniele De Rossi con questa maglia dopo 18 lunghissimi anni d’amore. L’addio ha provato a spiegarlo l’ad Guido Fienga: “Vi abbiamo convocato per comunicarvi che ieri mi sono incontrato con Daniele per comunicargli la decisione del club di non rinnovargli il contratto come calciatore dall’anno prossimo, abbiamo parlato a lungo e gli ho espresso la volontà di averlo in  organico del club per continuare a carriera nella Roma nel percorso che deciderà. Quasi egoisticamente ho sperato, e ancora lo faccio, che Daniele accetti l’idea di starmi accanto, in questo momento mi farebbe comodo un vice come lui. L’azienda si è  resa conto di dover cambiare e correggere le scelte fatte nel recente passato per ripartire. Sono convint che Daniele coglierà l’opportunità quando riterrà: per lui la proposta è sempre valida, per la Roma e per il mangment della Roma. Daniele ha espresso altre idee, che rispettiamo, come lui rispetta le nostre. Ora le esprimerà lui. Sono onorato del confronto aperto, trasparente e leale che c’è stato e mi sento di impegnare tutta la società per le occasioni che Daniele potrà prendere qui da noi. Parlando con lui a nome della società ho detto che mi scusavo che il discorso non fosse avvenuto prima. Ci sono stati scossoni dirigenziali ed abbiamo avuto diversi problemi, tutto questo è figlio di ciò che è successo quest’anno. Mi ero impegnato personalmente di raccontare ogni tipo di decisione del club. Non poteva essere presa una decisione di conferma, perché non ci sono le basi tecniche, si può impostare un programma e c’è consapevolezza degli errori commessi e che vanno sistemati. Ho spiegato a Daniele che la società non poteva considerarlo più come calciatore, ma lo riteniamo pronto e maturo per poterci aiutare a sviluppare questa azienda. E’ dirigente da un bel pezzo, lui non vuole dirlo e vuole giocare a pallone, ma è pronto ad assumersi tante responsabilità. E’ il motivo per cui l’ho invitato a seguire questo, ma anche ad aspettare scelte di allenatori. E’ in grado di aiutarmi e magari sostituirmi un domani. E’ stato un discorso condizionato dagli avvicendamenti dell’anno. Le mosse sono prese da considerazioni che fa l’azienda. Oltre ad esserci un apprezzamento per quello che ha fatto, ma non devo dirlo io, c’è anche per la maturità ed il supporto che ha dato. Abbiamo apprezzato come Daniele ha trattato la nostra offerta, ma ha dimostrato che ha la maturità per farlo. Quando deciderà un’altra casacca e di aiutare a sviluppare la squadra che conosce meglio di tutti, siamo convinti che ci sarà d’aiuto”.

Emozionato, commosso il giusto, eccolo Daniele De Rossi. In prima fila, nella sala stampa di Trigoria, tutti i compagni di squadra. Sorrisi e poi ha spiegato il suo addio. “Mi è stato comunicato ieri, ma ho 36 anni e non sono scemo. Ho vissuto nel mondo del calcio: se nessuno ti chiama per un anno o per 10 mesi nemmeno per ipotizzare il contratto la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco perché non c’era niente da dire e non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra e tutti quanti. Mi sono preparato mentalmente senza immaginare quando ci sarebbe stato il giorno dell’addio.  Sono entrato in quel cancello a 11 anni, la mia macchina viene da sola qui la mattina. Io voglio giocare, il distacco ci sta, un minimo di differenze di vedute ci sta. Non ho rancore nei confronti di nessuno, parlerò col presidente un giorno e con Franco Baldini, non ho problemi. Mi immaginavo zoppo con i cerotti e loro che mi chiedevano di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo e vado avanti. Io ad un giocatore come me l’avrei rinnovato il contratto, potevo dare a livello tecnico, quando ho giocato ho fatto bene, nello spogliatoio risolvo problemi. Se fossi un bravo dirigente mi sarei rinnovato, lo metti in preventivo però, non puoi farci nulla”.

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Non sarebbe stato più giusto che fossi tu a decidere quando e come smettere? 
“E’ un po’ come è successo a Del Piero.  Ho sempre detto anche a Totti,  la penso uguale anche per Del Piero. Non sono d’accordo su questo, c’è una società a posta che decide se puoi o non puoi giocare. Possiamo discutere 10 ore su quanto sarei potuto essere importante per la squadra, che non li guardo perché altrimenti scoppio, ma qualcuno un punto deve metterlo. Ci siamo parlato poco quest’anno, un po’ mi è dispiaciuto, le distanze a volte creano questo e spero che migliori perché sono un tifoso della Roma. Non posso dire diversamente”.

Cambieresti qualcosa nella tua carriera?
“Farei delle scelte diverse riguardo ad alcuni episodi di campo, magari spiacevoli, ma per quel che riguarda la mia decisione di rimanere fedele a questa squadra non cambierei una virgola. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa in bacheca. Sicuramente in questi anni qualche errore è stato commesso ma sarebbe stato impossibile non farne”.

I tifosi non ti scambierebbero con nessun trofeo. Cosa vuol dire per te?
“E’ un dato di fatto, l’hanno dimostrato negli anni di tenere veramente a me. Io ho fatto la stessa scelta, ci sono stati 3 o 4 anni in cui ho avuto l’opportunità di andare in squadre che avrebbero potuto vincere più della Roma. Ci siamo scelti a vicenda, oggi sarebbe un dramma se io o loro dicessimo il contrario. E’ un dato di fatto: c’è un grande amore che penso continuerà sotto forme diverse, non escludo che nei prossimi anni mi troveranno in qualche settore ospiti con birra e panino a tifare i miei amici”.

Il tuo futuro da calciatore dove sarà? 
“Ringrazio l’ad Fienga per l’offerta e per come mi ha trattato in questi mesi. Voglio ringraziare anche Massara. C’è grande stima reciproca e la sensazione era che potevamo andare avanti da calciatore. Si decidono globalmente, la società è divisa in più parti. Vanno accettate perché io da Roma non posso uscire diversamente da così. Non ho cercato altre squadre, fino a Genova ero convinto della Champions e non volevo distrarre qualcuno. Mi sono arrivati 500 messaggi, non ho visto se ci sono offerte (ride, ndr). Mi sento ancora calciatore ed ho voglia di continuare, mi farei un torto se smettessi ora”.

Dopo una stagione così amara ed un risveglio come oggi. Te la senti di lanciare un’ancora? 
“Io posso dare pochi consigli ai tifosi. Quello che posso consigliare e chiedere è di essere vicini ai giocatori. Sono persone per bene e meritano sostegno”.

Il ruolo dirigenziale che ti è stato proposto fa rivedere i tuoi piani di fare l’allenatore?
“Ho sempre detto che potrebbe piacermi, potrebbe piacermi studiare per farlo. Il dirigente non mi attira particolarmente, ma qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco ed un giorno se cambierò idea lo raggiungerò. E’ vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma mi piacerebbe fare un lavoro che vorrei fare. E’ un percorso lungo e devo impararlo”.

Il “romanismo” nella Roma è un elemento necessario? 
“Il romanismo è importante ed è in mani salde. Lorenzo e Alessandro possono continuare l’eredità, non devono scimmiottare me e Francesco. Cristante non è romanista, ma dà l’anima in campo. La Roma ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo. Bisogna fare una squadra ed è lo stato del nostro mercato. Ho detto Cristante ma ne avrei potuto dire tanti altri”.

Come ti spieghi che adesso c’è una sorta di fuggi fuggi generale? La partenza di Nainggolan, poi Strootman, prima Alisson e Salah, domani chissà… 
“Un piccolo dispiacere che ho negli anni è che tante volte ho avuto la sensazione che la squadra diventasse molto forte, molto vicina a quelli che vincevano e poi un passo indietro. Sono leggi del mercato: alcuni possono permettersi una macchina ed altri macchine diverse. Non posso farne una colpa, non entro nei numeri, spero che la Roma con lo stadio possa diventare forte. Tanti giocatori sono andati via e dopo due mesi mi hanno chiamato chiedendomi di tornare. La gente si abitua ad altri posto, ma qui si sta bene, è una piazza calda per fare calcio e bisognerebbe fare un passo in più. Non stiamo togliendo i giocatori dalle macerie, sono forti e c’è futuro. Si dovrà sbagliare il meno possibile, ma ne parleremo più avanti, oggi parliamo di altro”.

Fotocronaca di un addio (di Gino Mancini)

L’arrivo in sala stampa a Trigoria di De Rossi e dell’ad Fienga
Daniele lascia la sala stampa
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