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Zidane torna al Real: “Questa è casa mia, non potevo dire di no”

Daniele Orieti

MADRID A volte ritornano. Amori indissolubili, come quello che lega Zinedine Zidane al Real Madrid. Nove mesi e otto giorni dopo, Zizou torna a Madrid. Una nota del club alle 18 ha ufficializzato il clamoroso ritorno di Zizou al posto di Solari, che comunque potrebbe rimanere al Real con un altro ruolo. Zidane riprenderà da subito il timone: contratto fino al 30 giugno 2022. Florentino Perez, dunque, alla fine è riuscito a convincere il 46enne tecnico francese (secondo “Marca” sarebbe bastata una seconda telefonata), che al termine della passata stagione aveva deciso di chiudere l’esperienza sulla panchina dei blancos e prendersi un anno sabbatico. Per dirla alla Venditti, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. E l’amore fra Zizou e la Casa Blanca è ormai di lunga data, da quando, per l’allora cifra record di 150 miliardi di lire, Florentino Perez lo strappa alla Juve nell’estate 2001. In cinque stagioni vincerà tutto, compresa la Champions che gli era sfuggita in bianconero, con tanto di gol, e che gol, nella finale col Bayer Leverkusen. Appese le scarpette al chiodo dopo la finale mondiale di Berlino, quattro anni dopo ecco il primo ritorno, prima come vice di Ancelotti (con cui conquista la ‘Decima’) e poi come allenatore del Castilla, la seconda squadra del Real. Un’esperienza fra luci e ombre che durerà una stagione e mezzo, fino a quando, nel gennaio 2016, Florentino Perez decide di promuoverlo al posto dell’esonerato Benitez. Saranno due anni e mezzo di trionfi, su tutti le tre Champions di fila, impresa mai riuscita dal cambio di format nel ’92 e che nell’era della Coppa dei Campioni avevano centrato solo altre tre squadre (lo stesso Real, Ajax e Bayern Monaco) ma mai nessuna con lo stesso allenatore. Al di là dei risultati (nel suo palmares anche una Liga, un Mondiale per club, due Supercoppe europee e una di Spagna), Zidane era riuscito a lasciare il segno per la gestione dello spogliatoio, mai così unito nonostante i tanti ego presenti. Il tecnico francese era anche riuscito a convincere Cristiano Ronaldo a non fare più gli straordinari, per risparmiarsi nei momenti chiave della stagione. Ricetta che ha funzionato al meglio. Poi però, dopo il trionfo di Kiev, la scelta di farsi da parte: “I giocatori hanno bisogno di un cambio, arriva un momento in cui non puoi chiedere di più. Se non vedo le cose in modo chiaro come voglio io, è meglio cambiare e non fare stupidaggini”, aveva motivato il suo addio.

Ma il dopo Zidane è stato traumatico. Dopo aver incassato i no di tanti allenatori, Allegri compreso, Perez ha ripiegato su Julen Lopetegui, strappato alla Spagna alla vigilia del Mondiale. Esperimento naufragato a ottobre, dopo la disfatta col Barça. Al suo posto Santiago Solari, che Perez sperava potesse ripercorrere le orme di Zizou. Ma la settimana da incubo che ha visto i blancos perdere due volte il Clasico e poi contro l’Ajax, ha segnato il destino dell’argentino. Con la squadra fuori da Champions e Coppa del Re, e a -12 da Messi e soci in campionato, Perez ha così deciso di richiamare Zidane. Un ritorno fino a qualche giorno fa ritenuto improbabile: da un lato le insistenti voci su Mourinho, da parte sua disposto a riprendere le redini dei blancos, dall’altro le perplessità dello stesso Zizou, che secondo i ben informati avrebbe preso in considerazione un rientro solo a giugno, tentato anche dall’idea Juve (fino ad oggi lo stesso “El Pais” rivelava di una proposta bianconera sul tavolo fino al 2022). Ma in qualche modo Perez è riuscito a vincere le resistenze del tecnico francese, dandogli carta bianca su tutto. Nella speranza di avviare un nuovo ciclo leggendario come il primo – da qui anche un contratto che copre anche i prossimi tre anni – anche se la prima missione di Zizou sarà blindare la qualificazione alla prossima Champions e recuperare per la causa i vari Marcelo, Isco e Bale.

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