Massimo Ciccognani
DALLAS La profezia di Deschamps (Spagna favorita), detta più per mettere pressione dall’avversario, alla fine si avvera, perché in finale ci va la splendida Spagna di Luis De La Fuente che al Dallas Stadium, stende i vice campioni del Mondo della Francia (2-0) e si prende la finale mondiale. Ci voleva una squadra vera, che fa del football il suo credo, che gioca palla a terra, che si muove sul prato con eleganza ma anche con praticità, per tarpare le ali a quella che fino al momento del calcio d’inizio, era considerata la squadra più forte del mondiale. Non era così, perché la Spagna gli è stata superiore in tutto. Ha atteso con pazienza, ha tenuto per larga parte della partita in mano il boccino del gioco e ha colpito quando la necessità è diventata virtù. La Francia ha pagato una fase difensiva che da sempre era stata il suo tallone d’Achille, con Digne inadeguato che prima ha provocato il calcio di rigore trasformato da Oyarzabal, poi si è fatto uccellare da Pedro Porro per il 2.0 ed ancora da Yamal, ma la terza rete è stata annullata. La Francia ha fatto poco anzi nulla. La vince in tutto la Spagna che può continuare a sognare e adesso aspetta la vincente di Inghilterra-Argentina per preparare la finale.
Le scelte Cambia nulla De La Fuente che conferma Fabian Ruiz a centrocampo con Rodri. Davanti c’è Oyarzabal con alle spalle Yamal, Dani Olmo e Baena. Pedro Porro confermato sulla destra di difesa, coin Curella dalla parte opposta. Cambia invece Deschamps che sceglie Barcola e non Doué, con la trequarti rifinita da Olise e Dembele, alle spalle del capocannoniere Kylian Mbappé. In mezzo, spazio a Tchouameni accanto a Rabiot, con Konè in panchina. Difesa solita con Upamecano e Saliba insieme a Koundé e Digne.
Sblocca Oyarzabal Partita molto attenta, con le due formazioni che si temono e cercano di studiarsi. Spagna attenta, saggia, cercando palleggio e possesso palla, Francia aggressiva sul primo portatore palla. E subito sfida a a destra tra Pedro Porro e Barcola. Francia di controgioco, pericolosa nello spazio. La svolta a metà gara quando Cucurella mette in mezzo un pallone, Yamal si inserisce con i tempi giusti con il difensore che nel tentativo di rinviare colpisce l’attaccante del Barcellona. Rigore: dagli undici metri va Oyarzabal che non tradisce e Roja avanti. Per l’attaccante della Real Sociedad, quello che ha mandato in pensione Morata, è il diciassettesimo gol in diciotto partite giocate. Piove sul bagnato in casa Blues, Saliba si ferma e va fuori, dentro Lacroix, ma non è la stessa cosa. La Spagna tiene in mano il boccino del gioco, domina in mezzo e le prime palle sono tutte sue. La Francia è chiamata a scoprirsi e lascia spazio al controgioco spagnolo. Partita a scacchi, ma finora decisamente meglio la Spagna. La Francia barcolla e dopo Digne ci si mette anche Maignan a combinare un pasticcio che per poco non porta al raddoppio iberico. La Spagna sta meglio in campo, disegna calcio e gioca di squadra, mentre Deschamps si affida ai suoi fenomeni, ma Olise non decolla e Mbappè e sempre chiuso ed è un problema e quando riesce a liberarsi nello spazio, c’è sempre l’attento Unai Simon a chiudergli la porta. Il possesso palla dice 60% Spagna e pesa tanto.
Dominio Rosso Deschamps si accorge che manca sostanza in mezzo, toglie Rabiot ed inserisce Konè. La Spagna fa girare più il pallone e manda spesso a vuoto i transalpini, attacca a pieni organico e ci vuole un super Maignan che ipnotizza Yamal chiudendo sulla sua conclusione. Ma i problemi della Francia sono soprattutto dietro e se nella giornata in cui davanti non incidono, ci si mette pure una difesa da sempre tallone d’Achille per Deschamps a fare danni. Digne è inadeguato per giocare una semifinale mondiale. Si fa uccellare da Pedro Porro che scambia con delicatezza con Dani Olmo e fulmina alle spalle di Maignan per il raddoppio. La Francia barcolla, è in ginocchio. Digne si perde Yamal che va in gol ma viene annullato. Non cambia la sostanza perché la Spagna domina prima con la testa e poi con le gambe. Qualche strappo di Mbappè, ma non basta per mettere il bavaglio a Luis De La Fuente che disegna calcio e non vende bruscolini, l’esatto contrario di Deschamps che ha sottovalutato il fatto che in mezzo la qualità di Koné aveva fatto la differenza e s’è visto. Inutile chiudere la stalla dopo che i buoi sono usciti. Olise un fantasma, Dembele non s’è mai acceso, Mbappè ci ha provato, ma senza assistenza. E così la Spagna, con l’eleganza delle giocate, con la qualità dei suoi uomini, con la forza dei nervi distesi del suo gioco, ha illuminato il prato di Dalla, ha schiacciato la Francia e si è presa meritatamente la finale. In fondo il calcio è una cosa semplice. E De La Fuente ce lo ha ricordato.

