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LUTTO NEL CALCIO

Si è spento Igor Protti

Francesco Raiola

Ci sono calciatori che lasciano trofei. Altri che lasciano record. Poi ce ne sono alcuni, rarissimi, che lasciano qualcosa di molto più difficile da conquistare: l’amore della gente. Igor Protti apparteneva a questa categoria. E oggi, con la sua scomparsa a 58 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore, il calcio italiano perde uno dei suoi uomini più veri. Lo chiamavano “lo Zar”, ma non aveva nulla del sovrano distante e irraggiungibile. Era un attaccante operaio, un bomber capace di trasformare il sacrificio in gol, il sudore in applausi. Uno di quelli che non avevano bisogno di effetti speciali per entrare nel cuore dei tifosi. Bastava guardarlo giocare. Nato a Rimini il 24 settembre 1967, Protti costruì la propria carriera gradino dopo gradino, senza scorciatoie. Dalle categorie minori alla Serie A, sempre con la stessa fame. Una fame che lo portò a diventare uno dei pochissimi giocatori della storia del calcio italiano capaci di vincere la classifica marcatori in Serie A, Serie B e Serie C1. Un’impresa che racconta meglio di qualsiasi statistica la sua straordinaria capacità di segnare ovunque e contro chiunque. La sua stagione più celebre resta quella del 1995-96 con il Bari. Ventiquattro reti, titolo di capocannoniere della Serie A condiviso con Signori. Un risultato incredibile, reso ancora più romantico da un dettaglio che ancora oggi fa male ricordare ai tifosi pugliesi: nonostante i suoi gol, il Bari retrocesse. Eppure Protti uscì da quella stagione da vincitore. Perché i numeri raccontavano una storia, ma il cuore della gente ne raccontava un’altra.

Se Bari gli regalò la consacrazione, Livorno gli consegnò l’immortalità. Con la maglia amaranto costruì il legame più profondo della sua vita calcistica. Fu capitano, simbolo, trascinatore. Accompagnò il Livorno dalla Serie C fino alla Serie A, riportando una città intera a sognare. E quando arrivò il momento di smettere, nel 2005, non lasciò soltanto una squadra. Lasciò una parte di sé. A Livorno non era semplicemente un ex calciatore. Era una bandiera. Una parola spesso abusata nel calcio moderno, ma che nel suo caso conserva tutto il proprio significato. Ancora oggi il suo nome è pronunciato con rispetto, affetto e gratitudine. Negli ultimi mesi aveva affrontato la malattia con il coraggio che lo aveva sempre contraddistinto. Senza nascondersi. Senza cercare compassione. Con la dignità di chi sa guardare negli occhi anche l’avversario più difficile. Aveva raccontato il suo percorso con sincerità, ricevendo in cambio l’abbraccio di migliaia di tifosi, non soltanto di Livorno e Bari, ma di tutto il calcio italiano. Il fischio finale è arrivato oggi. Quello che nessun attaccante vorrebbe mai sentire. Ma la partita di Igor Protti era già vinta da tempo. Perché i gol finiscono negli almanacchi. Le classifiche vengono aggiornate. I record prima o poi vengono superati. L’affetto della gente, invece, resta. E resterà anche per Igor Protti. Lo Zar che segnava tanto. Ma soprattutto l’uomo che riuscì a farsi voler bene da tutti.

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