Massimo Ciccognani
Ci siamo, ecco il Mondiale rivoluzionario, quello a 48 squadre, il primo nella storia della Fifa, da giocare in tre Paesi, Stati Uniti, Messico e Canada. Il più inclusivo, ma anche l’ennesimo, il terzo di fila, senza l’Italia. C’è però un Mondo tutto da scoprire, in un torneo dispendioso dal punto di vista logistico, con spostamenti sotto il sole cocente delle Americhe, Centoquattro partite, una formula rivoluzionata, dall’11 giugno al 19 luglio, giorno della finale al MetLife di New York, situato a East Rutherford. Stelle che brillano sotto il cielo americano. Ci sono tutti, meno l’Italia, ingoiata in una qualificazione assurda che ha penalizzato non poco le nazionali del Vecchio Continente. Godiamocelo, al netto delle problematiche che hanno accompagnato questa ventitreesima edizione. L’Iran c’è, e sarà un piacere vederlo, per la sua tenacia, per il non arrendersi ai patemi della guerra, perché il calcio unisce, non divide.Purtroppo per la Nazionale iraniana, il mondiale sarà un calvario perché gli Stati Uniti hanno concesso l’accesso sul suolo americano solo in occasione delle partite, al termine delle quali i calciatori iraniani dovranno far ritorno in Messico. Una discriminante pericolosa e uno schiaffo ai valori dello sport. Con l’Iran, le matricole Curacao, Capo Verde, Giordania e l’Urzbekistan di Fabio Cannavaro.
I sogni sono tanti, le certezze altrettante, come quella di andare a vedere l’ultimo mondiale di tre monumenti del calcio mondiale: Cristiano Ronaldo, Leo Messi e Luka Modric. Sono al passo d’addio e quanto ci piacerebbe fermare il tempo per goderceli ancora per tanti anni an cora. Storie che sono leggenda, a cominciare da Cr7, l’inossidabile che è andato a prendersi l’ultimo trofeo in Arabia con l’Al-Nassr. Guida un Portogallo alla conquista dell’ultimo sogno che manca dalla sua bacheca, il Mondiale. A 41 anni con 226 presenze e 143 gol con i lusitani, con l’attivo 1358 partite ufficiali e ben 991 gol, altro numero da abbettere arrivando a quota 1000. Riuscisse a vincere il Mondiale, sarebbe da sesto Pallone d’Oro. Dal canto suo Messi, che fisicamente però non sta bene quanto Cr7, con qualche problemino sul finire della stagione, punta a bissare il successo di Doha, con l’umiltà di sempre alla guida dell’Albiceleste della quale è anima, cuore, simbolo e leader indiscusso. E poi, Luka Modric, altro talento baciato dal Dio del Pallone, l’uomo più titolato nella storia del Real Madrid con la bellezza di 28 trofei conquistati. In Nazionale è l’idolo di un Paese che lo ha ribattezzato il Crujiff croato. E’ andato vicino al Mondiale, vice campione nel 2018 a Mosca, terzo in Qatar, la fantasia al potere, una classe immensa e cristallina. Ad Euro 2024 in Germania, il collega e amico Francesco Repice, la voce degli italiani su RaioRai, lo ha invitato a non smettere. Ma desso potremmo davvero essere arrivata alla fine di una storia, non solo quella di Luka, ma anche quella di Cristiano e Leo. Purtroppo il tempo passa inesorabile, ma vorremmo illuderci di non essere arrivati al capolinea, di poterci godere ancora questi gioielli, sperare che il tempo per loro sia come l’infinito che si gode in riva al mare. Fateci divertire.
Ma in campo tante altre stelle in campo, dal giovane ma ormai maturo Yamal, all’alter ego Haaland che si affaccia per la prima volta sul palcoscenico mondiale, all’inesauribile Edin Dzeko, campione senza tempo. Parte la caccia all’Argentina campione nella notte di Doha: era il 18 dicembre del 2022 quando Messi alzava al cielo del Qatar la Coppa del Mondo. Interessi immancabilmente alti, lo spettacolo gantantito. Tante rivali per l’Albiceleste. Soprattutto la Spagna di Luis de La Fuente, la più accreditata al successo finale, senza dimenticare la Francia, finalista a Doha. Poi occhio a Brasile, Inghilterra e Portogallo e magari la solita sorpresa che uscirà fiuori strada facendo. Un Mondiale senza l’Italia ma con tre italiani in panchina, Carlo Ancelotti, il maestro, poi l’aeroplanino Montella e Fabio Cannavaro a tenere alto il nome del Paese. Attese, speranze, emozioni da consumarsi a pelo d’erba. E’ il Mondiale, la rassegna più bella del mondo, il sogno di una vita per ogni calciatore. Un Mondiale da vivere in un percorso lungo quaranta giorni. Di passione, di tifo, di amore, quello che non tramonta mai. Perché il pallone è questo. Questo mondiale lo si potrà anche discutere, ma è innegabile che le emozioni che regalerà, saranno uniche. E allora, andiamo a cominciare. E’ ora.

