Non c’è pace per Josè Mourinho. L’ultima è riferita al derby del Benfica contro il Porto finito 2-2 al termine di un match dalle grandi emozioni, con il Porto di farioli avanti 2-0 e poi ripreso da Martins a due dalla fine. Ma a tener banco è lo show dello Special One che dopo il 2-2 del Benfica, ha scagliato il pallone in segno di esultanza, solo che questi è finito contro la panchina del Porto. Da lì scintille, con l’espulsione di Mourinho. “L’arbitro dice di avermi espulso perché avrei calciato il pallone verso la panchina del Porto. È completamente falso perché l’ho fatto tante volte: quando facciamo gol mando la palla sugli spalti come gesto per festeggiare e regalarla a un tifoso. So di non essere tecnicamente molto bravo, ma la mia intenzione era quella”.
Ma la vera querelle è nata nei confronti di Lucho Gonzalez, vice di Farioli, con Mourinho che lo ha etichettato: “Sei un piccolo uomo”, mimando il gesto. Ma c’è un precedente, perché lo stesso Gonzalez aveva parlato di Mourinho come traditore. La replica di Josè è immediata: “Mi ha chiamato traditore 50 volte. Vorrei che mi spiegasse cosa significa traditore? Sono andato al Porto, ho dato l’anima al Porto, sono andato al Chelsea, sono andato all’Inter, al Real Madrid, ho girato il mondo e ho dato 24 ore della mia vita ogni giorno. Questo si chiama professionalità. Quando lui è andato al Marsiglia, ha tradito il Porto? Avrebbe potuto insultarmi in un altro modo, forse avrebbe pensato meglio, ma penso che sia un attacco alla mia professionalità”. Punto e a capo. Mourinho è sempre Mourinho, ma come dargli torto.





