Salvatore Savino *
Canta così Antonello Venditti, che in una strofa dice: “Ma amici mai, per chi si è amato come noi, non è possibile…”. Sono passati poco più di due anni dall’eroica rimonta del Napoli nella capitale: espulsi Renica e Careca, gli eroi azzurri incredibilmente avevano pareggiato, in nove, con Giovanni Francini. C’è un clima infuocato, gesti rabbiosi, è’ la fine dello storico gemellaggio tra le due tifoserie più cariche d’amore e passione del calcio nazionale ed oltre. Oggi, in questo primo pomeriggio domenicale, pieno di sole nonostante sia febbraio, il clima è davvero torrido: mentre si avvicinano i Mondiali delle notti magiche, il Napoli di Albertino bigon prova a bissare Il Tricolore vinto tre anni prima. A pochi minuti dall’inizio, mentre al San Paolo ancora risuonano i cori dagli spalti, l’arbitro fischia una punizione per la Roma: sembra impossibile pensare al tiro in porta, la distanza appare proibitiva, ma con la maglia giallorossa sul pallone si porta il sinistro al fulmicotone di Sebino Nela. Un missile terra aria parte dal mancino di Rapallo e va ad eliminare una ragnatela all’incrocio dei pali, senza che il povero Giuliani possa porvi rimedio. Scende il gelo su Fuorigrotta, fino alla fine del primo tempo, quando un numero incalcolato di barattolini di caffè Borghetti cerca di ridare calore al popolo azzurro, ma ci vuole ben altro. Massimo Crippa è il tedoforo che porta la torcia infuocata che riscalda tutti: si incunea nell’area romanista e viene steso: rigore. C’è Diego, una formalità. Qualche minuto più tardi, una palla profonda, forse destinata a spegnersi sul fondo, e lì sarebbe finita se in maglia azzurra non ci fosse la leggenda di Araraquara: un nome da clown su piedi da mago, Careca. Il portiere della Roma è un campano di Brusciano, Giovanni Cervone, che giustamente si prepara ad intercettare l’eventuale cross. Careca lo vede con la coda dell’occhio, e mentre la palla è a pochi centimetri dal fondo, spara un collo esterno con il destro, che buca Il portiere e si infila in rete. La gioia si mischia all’incredulità, l’entusiasmo si sposa con l’ammirazione per questa stella meravigliosa del calcio di ogni tempo, e a questo punto Il secondo rigore di Diego passa quasi inosservato, mentre il Napoli si prepara allo scatto finale che porterà al secondo scudetto.
Oggi siamo di nuovo pronti ad incontrare la Roma: lo facciamo da campioni d’Italia questa volta, e dobbiamo lottare fino all’ultimo prima che qualcuno possa scucirci il tricolore dalla maglia. Nove punti dall’Inter capolista sono tanti è vero, ma noi siamo il Napoli. Siamo una squadra, piena di campioni, con un grande tecnico. Ci sono tanti infortuni è vero, ma non ci fanno paura, finché abbiamo in campo uomini come Scott McTominay, come Hoijlund, come Lobotka e giovani scugnizzi dal piede fatato come Vergara. Bisogna lottare: la Roma di Gasperini è dietro di noi, e farebbe di tutto e farà di tutto per prenderci, ma noi invece dobbiamo tenerla lontana, allontanarla ancora di più, e lo si può fare: vincendo. Come dicevo all’inizio dell’articolo, un Napoli eroico ha rimontato in nove con la Roma a Roma, e un Napoli eroico è andato a vincere a Genova, pochi giorni fa, nei minuti di recupero, credendoci, con l’uomo in meno.
Questi ragazzi meritano tutto il nostro amore e e rispetto per gli sforzi che stanno facendo: tutti, indistintamente, anzi, più di tutti Alessandro Buongiorno. È in un momento difficile, e Napoli abbraccia i figli in difficolta’, non li respinge, lo accoglie, come una mamma che vede il figlio piangere. Alessandro ed il suo riscatto siano il simbolo di questa parte finale di campionato del Napoli. Tutti insieme, tutti uniti, tutti con l’amore immenso per la nostra maglia. Forza Napoli Sempre
*Scrittore, tifoso Napoli





