SERIE A

Napoli, serve lucidità e coraggio

Azzurri verso la sfida dello Stadium contro la Juventus

Nella foto: Antonio Conte (foto Daniele Buffa/Image Sport)

Francesco Raiola

Ci sono partite che non chiedono presentazioni, perché il loro peso specifico è già scritto nella storia, nella rivalità, nel silenzio teso che le precede. Juventus-Napoli è una di queste, ma per il Napoli che si affaccia domani alle 18 sul prato dell’Allianz Stadium il significato va oltre il fascino del grande classico. È una partita che misura il grado di maturità di una squadra che sta provando a ridisegnare se stessa, a rimettere ordine dopo mesi di assestamento, a trasformare il lavoro quotidiano in credibilità vera. Torino non è solo una trasferta complicata: è uno specchio, e il Napoli sa che non potrà distogliere lo sguardo.

Il momento è delicato, ma non fragile. Il Napoli arriva a questa sfida con la consapevolezza di chi ha smesso di cercare alibi e ha iniziato a costruire risposte. Non c’è più spazio per il rumore di fondo, per le analisi emotive o per i paragoni ingombranti con il passato recente. C’è solo il presente, fatto di scelte ponderate, di equilibrio da ritrovare e di una identità che sta lentamente tornando a emergere. Anche il mercato racconta questa direzione, e l’arrivo del brasiliano Giovane dal Verona va letto proprio così: non come un colpo d’impatto immediato, ma come un tassello funzionale, pensato per aggiungere freschezza e profondità a un gruppo che ha bisogno di nuova linfa senza perdere coerenza. Un’operazione silenziosa, quasi in controtendenza rispetto al clamore che spesso accompagna gennaio, ma perfettamente in linea con l’idea di un Napoli che vuole crescere senza strappi.

Contro la Juventus servirà un Napoli lucido prima ancora che brillante. Servirà una squadra capace di stare dentro la partita, di leggere i momenti, di accettare anche fasi di sofferenza senza snaturarsi. Perché a Torino non vinci solo se giochi bene, ma se resisti, se sai aspettare, se trasformi ogni dettaglio in un’arma. Ed è qui che la gara assume un valore quasi simbolico: non tanto per la classifica, quanto per il messaggio che il Napoli può mandare a se stesso.

La probabile formazione racconta bene questo approccio. Tra i pali dovrebbe esserci Milinković-Savić, chiamato a una prova di grande concentrazione. Davanti a lui, la linea difensiva dovrebbe poggiare su Buongiorno e Beukema, coppia centrale chiamata a reggere fisicamente e mentalmente l’urto di una partita che non concede seconde possibilità. Juan Jesus dovrebbe agire sul centro-sinistra, portando esperienza e letture, mentre Di Lorenzo sulla destra resta il punto fermo, il riferimento emotivo e tattico di tutta la squadra. A sinistra spazio a Spinazzola, chiamato a interpretare il ruolo con intelligenza, scegliendo tempi e misure senza forzature. In mezzo al campo il Napoli dovrebbe affidarsi alla regia di Lobotka, il vero baricentro della squadra, affiancato da McTominay, chiamato a dare fisicità, copertura e inserimenti, in un equilibrio che passa soprattutto dalla loro intesa. Sulla trequarti, Elmas e Vergara rappresentano la scelta di movimento e imprevedibilità, due interpreti capaci di legare il gioco e di accendersi tra le linee, con libertà di scambio e responsabilità difensiva. Davanti, il peso offensivo dovrebbe essere affidato alla coppia composta da Lukaku e Højlund, due attaccanti complementari per caratteristiche, chiamati a lavorare per la squadra, ad attaccare la profondità e a trasformare ogni pallone giocabile in una possibile occasione.

Juventus-Napoli, vista da Napoli, è questo: una prova di consapevolezza, un esame in una notte in cui non serve stupire ma dimostrare. Perché certe partite non ti dicono solo dove sei, ma soprattutto chi sei diventato. E il Napoli, domani, è chiamato a rispondere guardando in faccia il proprio riflesso.