Anoir Assou
L’Inter torna subito in campo dopo la notte amara di Champions, con l’obiettivo di trasformare la delusione europea in energia positiva. L’anticipo della ventiduesima giornata contro il Pisa arriva infatti in un turno potenzialmente favorevole: le dirette concorrenti si affrontano tra loro, con incroci pesanti come Juventus–Napoli e Roma–Milan. Un’occasione rara per provare ad allungare, rosicchiando punti e creando un margine psicologico importante nella corsa al vertice.
La squadra di Chivu arriva alla sfida con la necessità di reagire, ma anche con la consapevolezza di dover gestire energie e uomini. Come già visto in più occasioni, il tecnico nerazzurro non rinuncerà al turnover: spazio a chi ha giocato meno, senza però snaturare identità e principi. La rotazione è ormai parte integrante del progetto, non una scelta d’emergenza, e serve a mantenere alta l’intensità in un calendario sempre più congestionato.
Il precedente del girone d’andata invita però alla prudenza. A Pisa, l’Inter trovò una partita tutt’altro che semplice, contro una squadra fisica, compatta e molto aggressiva. Il Pisa di Gilardino, pur occupando l’ultimo posto in classifica e mostrando evidenti difficoltà nel confronto con la Serie A, resta un avversario scomodo: linee strette, difesa arcigna, ritmo spezzato e duelli continui. Una di quelle gare in cui serve pazienza, lucidità e la capacità di colpire al momento giusto.
In casa nerazzurra continua intanto l’emergenza in mezzo al campo. L’assenza prolungata di Calhanoglu obbliga Chivu ad alternare soluzioni non naturali in cabina di regia, con Barella e Zielinski chiamati ancora una volta ad adattarsi. Un equilibrio fragile, che però la squadra ha imparato a gestire grazie a una struttura di gioco ormai riconoscibile e a una produzione offensiva costante.
Per l’Inter, Pisa rappresenta quindi molto più di una semplice tappa intermedia: è un test di maturità emotiva dopo l’Europa, un banco di prova per le seconde linee e soprattutto un’opportunità concreta per lanciare un segnale al campionato. Vincere significherebbe trasformare una giornata potenzialmente caotica in un vantaggio reale. Perché certe stagioni si decidono anche – e soprattutto – nelle partite che sembrano più scontate solo sulla carta.






