HomePrimo PianoMourinho: "Partita speciale, prima e dopo, ma in campo voglio vincere"

Mourinho: “Partita speciale, prima e dopo, ma in campo voglio vincere”

Massimo Ciccognani

MADRID Inizia la Champions e il destino ci ha messo tanto del suo, perchè al Bernabeu c’è Real Madrid-Inter, ovvero Josè Mourinho contro il suo passato, che poi sarà replicato più avanti quando affronterà all’Olimpico la Roma. Ma qui a Madrid Mourinho ha vinto una Champions con i nerazzurri nel 2010, in quel Bernabeu che sarà il teatro della sfida di domani. “Oggi è il mio stadio di casa – ha detto lo Special One da Valdebebas, centro sportivo del Real – ma al di là di questo sarà sempre il mio stadio, ed è iconico per l’Inter. Ogni partita è importante per noi in questa competizione, sono tante gare e spero di rivedere l’Inter più avanti. I nerazzurri sono una grandissima squadra, ormai possono giocare a occhi chiusi”. 

Emozione sì, ma fino ad un certo amico. “Siamo e saremo sempre amici, prima e dopo la partita, ma in campo vado per vincere. Per me è una partita speciale ma, ripeto, in campo non lo sarà. Voglio vincere e giocare bene, ma non voglio giocare bene e perdere. Ci sono otto partite, quello che conta è qualificarci, ma vogoio pensare a questa partita come se fosse l’unica possibile per riuscirci”.

Troverà Chivu, che è stato un suo calciatore nell’anno del Triplete. “Era un mio giocatore, abbiamo lavorato insieme. Abbiamo vissuto tante cose insieme, nel bene e nel male”. Tempo fa il tecnico dell’Inter si era sentito attaccato da Mou che aveva criticato gli ex giocatori, cui vengono assegnate subito panchine dei top club: “Non c’è nulla da chiarire tra noi. Abbiamo avuto tanti contatti quando ero alla Roma e lui allenava la Primavera. Poche a volte ho trovato ex giocatori con questa passione per un mestiere molto difficile. Ho sempre capito che voleva fortemente diventare un mister top”.

Real rabberciato, e Nou lo sa, anche se si gode un Bellingham rinato sotto e cure del portoghese. “Migliorato da me e dalla nuova posizione? L’importante è che i giocatori siano a loro agio. È più importante quello che pensano loro di quello che tu credi sia giusto. Poi ci sono situazioni in cui devi convincerli a fare cose che gli piacciono meno”.

Sugli arbitri non parla, ma la sua disamina è fin troppo chiara. “Non voglio parlare delle decisioni dell’arbitro, mi dispiace. Abbiamo perso contro il Betis perché non abbiamo trasformato le nostre occasioni da gol, ma il rigore perché non è stato ripetuto? È perché il Var non conosce le regole o perché non voleva? Se è perché non conosceva le regole dovrebbe tornare a casa, se è perché non voleva è ancora peggio. Non abbiamo perso per questo, perché forse avremmo sbagliato il rigore, ma vorrei sapere perché non è stato ripetuto. L’altra cosa è perché il capitano Vinicius ha preso un cartellino giallo. È andato dall’arbitro e gli è stato mostrato un giallo, ma il capitano ha il diritto di rivolgersi all’arbitro e chiedere spiegazioni”

E poi la sfida a distanza tra Mbappè e Lautaro. “Sono diversi, entrambi sono molto importanti per le loro squadre. Domani anche se abbiamo 3 squalificati (Bernardo Silva, Camavinga, Arda Guler) si gioca 11 contro 11. Per noi a centrocampo sarà dura, forse il calendario l’ha fatto un italiano (e ride). Alexander-Arnold possibile soluzione? Abbiamo tre-quattro-cinque possibilità per sostituirli. Potrei girarci intorno, ma alla fine non dirò nulla”, chiosa sorridendo Mourinho che poi manda un messaggio a chi dice che è cambiato: “Più tranquillo in questo ritorno a Madrid? No, sono sempre lo stesso”. Diverso però il Real che Mourinho ha trovato: “Io qui ho fatto due periodi diversi, ho chiuso il mio lavoro nel 2013 e abbiamo vinto quello che abbiamo vinto e perso quello che abbiamo perso. È un ciclo chiuso e questo momento non ha nulla a che vedere con il passato. Sono periodi diversi, nel 2010 erano anni che il Real non giocava una semifinale. Adesso veniamo da un Real che ha vinto 7-8 titoli. L’obiettivo è vincere la Champions con il Real”. 

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