Massimo Ciccognani
Forse qualcuno lo aveva dimenticato, il carattere, la tigna di Josè Mourinho. Uno che non si arrende mai, che pretende tutto dai suoi fino all’ultimo respiro. Ed è venuto per questo, per alimentare il sogno fino a che vittoria non arriva. E stasera la prima prova, al Cornellà-El Prat di Barcellona, la casa dell’Espanyol dove il Madrid ha vinto la sua prima battaglia di Liga (2-1). Al minuto novanta, che a Mourinho non fa mai paura, figurarsi ai suoi che stanno imparando in fretta il credo del tecnico di Setubal. Una partita sporca, con i catalani ben raccolti, pochi spazi, da andare a cercare con cura senza farsi prendere dallo sfinimento. L’aveva indirizzata Bellingham dopo una manciata di minuti, poi il pari di Calatrava alla mezz’ora dopo aver trovato il buco nella difesa madridista. Assalti forsennati, i cambi che per Mourinho non sono mai banali. Carlos Espì è entrato a dieci dalla fine al posto di Bellingham. La raccomandazione dello Special One di andare a cercare lo spazio nell’impossibile. E lo ha trovato quando il cronometro segnava novanta minuti. Ma non la paura, scacciata via all’ultimo respiro dall’attaccante arrivato dal Levante in estate. Ha fiutato lo spazio, ci ha messo il fisico, ha difeso un pallone impossibile, ha anticipato tutti e scaricato di rabbia alle spalle di Dmitrovic infilando sul palo più lontano. E l’esultanza di Mourinho, quella mezza corsa vicino alla panchina, le braccia tese, i pugni chiusi. E’ arrivato per questo. per vincere, anche le partite sporche come questa. Mancava lo specialista nell’area di rigore. Ed il Real lo ha trovato.
Subito Jude
Qualcosa è cambiato al Real Madrid rispetto agli ultimi due anni. È Carlos Espí, un giocatore capace di spostare una lavatrice o di allontanare qualsiasi pallone vagante in area. E ha siglato la prima vittoria di Mourinho a Madrid. Pochi tocchi, uno stile diretto, concentrando l’attacco soprattutto sulla fascia destra con Dumfries che si sovrapponeva ad Arda Guler, pressando alto senza palla, il Real Madrid è passato subito in vantaggio sull’asse Guler-Bellingham, con l’inglese a firmarev il primo gol della stagione. Il pari catalano è la conseguenza di un grossolano errore arbitrale che non ha punito un intervento da giallo su Vinicius che ha destabilizzato il brasiliano, poi, sempre l’arbitro, ha lasciato fuori per un minuto il sanguinante Hujsen come se avesse perso tempo, e senza il centrale in un battito di ciglia l’Espanyol ha trovato il pari proprio con Calatrava che ha approfittato del buco e fatto 1-1.
Il professionista del gol
Il Madrid ha faticato nella ripresa a trovare i varchi giusti, offrendo all’Espanyol facili contropiedi. Neppure gli ingressi di Cucurella e Diomande hanno cambiato la situazione. Fino al novantesimo, quando Carlos Espì si è messo in proprio dopo che Mbappè aveva fallito un assist facile facile. Si è avventato su un pallone danzante nel cuore dell’area catalana, barcollando ma riuscendo in un difficile controllo a tenere il pallone incollato al piede per scaricarlo in rete e togliere le castagne dal fuoco a Mourinho che non poteva iniziare col brivido. Ma vincendo. E tanto basta.


