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WORLD CUP 2026

Argentina nei piedi di Leo

Contro la Svizzera per volare in semnifinale

Robert Vignola

Una squadra che soffre. Con la difesa non più imperforabile e un centrocampo che alterna lavoro di trincea ad allarmanti black out, costringendo l’allenatore a correttivi e cambi in corsa. Che gira tutta attorno ad un leader fragile dal dischetto. Solo che poi il leader inventa gol e assist, non lascia passare una partita senza metterci lo zampino (quando non due o tre) e l’appuntamento con il MetLife Stadium del 19 luglio si avvicina sempre di più, tra penalty sbagliati e remuntade. 

L’Argentina arriva ai quarti e sarà contenta di incontrare una europea, dopo che le due africane Capo Verde ed Egitto l’hanno costretta agli straordinari per ottenere un ticket considerato il minimo sindacale da stampa e tifosi. Avrà davanti la Svizzera, altra squadra rognosetta, ed anche se le insidie peggiori sono oggettivamente in altre zone del tabellone è inevitabile che il percorso tortuoso del rendimento fin qui sciorinato dall’equipe albiceleste ponga interrogativi agli addetti ai lavori. Lo strapotere mostrato nel girone eliminatorio si è infatti appannato nella fase ad eliminazione diretta, con due match dall’andamento schizofrenico. L’incapacità di chiudere i conti in fretta con Capo Verde ha trascinato Scaloni fino ai supplementari, mentre il campanello d’allarme suonato dai faraoni d’Egitto è stato ancora più sinistro. L’Argentina si aggrappa allora a quel quarto d’ora finale in cui ha ribaltato un doppio svantaggio stupendo il mondo. E si aggrappa soprattutto a un Messi che con la maturità calcistica pare aver abbracciato un feeling straordinario con il mondiale, che tante amarezze gli aveva riservato nella parte più dorata della carriera. 

Attenzione, però: comincia a intravedersi quella cooperativa del gol che inevitabilmente deve crescere a livelli orchestrali, affinché il solista possa poi incantare la platea con i suoi assoli. L’ingresso in campo feroce di Lautaro Martinez, schierato per mezz’ora al fianco di Alvarez, dice più di qualcosa al riguardo: l’Argentina dà l’idea di poter passare la spugna all’appannamento mostrato ricorrendo al gruppo. La compassata Svizzera, con il suo centrocampo organizzato, le folate di Ndoye e la fisicità di Embolo, potrebbe non essere d’accordo. Oltre le Alpi ora cullano un sogno: le semifinali sono lì al prossimo tornante. E alle salite gli elvetici sono abituati. 

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