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Carletto il brasileiro

Canta l'inno e la gente impazzisce per liui: "Uno di noi"

Massimo Ciccognani

NEW YORK Se c’è una persona nel mondo calcistico differente dagli altri, quella è Carlo Ancelotti. Ha girato il mondo, ha allenato, oltre che in Italia, in Spagna, Francia, Germania e Inghilterra. Ed ora Brasile. Sulla sua natura da vincente, poco da dire, perché per lui parlano i numeri. Quello che sorprende di Carlo, è la sua straordinaria duttilità, l’entrare nel vivo di chi lo ospita. Parla benissimo spagnolo, inglese, francese, un po’ meno il tedesco, ma lo parla, ed ora il brasiliano. In conferenza è l’unico tecnico al mondo a saper rispondere in tutte le lingue senza dover fare uso dell’auricolare. Carlo Ancelotti è uno che entra nel cuore della gente e dall’arrivo a Rio, non solo ha imparato la lingua, ma persino l’inno. Stupendo, perché al di là dell’essere italiano, è una forma di rispetto verso il Paese che lo ospita. E quell’inno lo canta insieme a tutti i suoi calciatori perché, dice, è profondamente orgoglioso del Paese che lo ospita. “Sono, con onore, parte di questo Paese. Io conoscevo un solo inno, che era quello italiano. Ora ne sto apprendendo un altro, quello brasiliano, molto bello e anche molto difficile. Continuo a leggere le parole e canto, perché mi piace cantare”. E lo fa senza paura di sbagliare, senza pensare a quello che la gente possa pensare. E in Brasile lo amano. “Carletto uno di noi”. Non tutti lo fanno, se non Roberto Martinez che ha imparato l’inno portoghese come in Belgio aveva imparato l’inno belga. Si chiama appartenza e rispetto. Magari non tutti la potranno pensare in questa maniera, ma in fondo, ci sono tanti naturalizzati che giocano o hanno giocato con l’Italia, che l’inno lo cantavano. Cosa c’è di male, anzi. Per Ancelotti cantare l’inno nazionale è come masticare una gomma, lo fa con la leggerezza dell’essere, senza mancare di rispetto a quell’inno che ha imparato da bambino, quello italiano. Così Carlo fa innamorare tutti, non solo i calciatori che allena che lo adorano, ma anche un paese, il Brasile, che ha scoperto che si può esternanare il senso di appartenza pur non essendo brasiliano. Bravo Carlo. Uno di noi.

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