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Infantino: “Non possiamo imporre agli Usa chi far entrare nel Paese”

Il presidente della Fifa sulle polemiche legate ai visti per l'ingresso negli Stati Uniti

Massimo Ciccognani

MEXICO CITY La prima uscita ufficiale, non poteva essere diversa, se non incentrata sulle polemiche sorte nei primi giorni americani. Gli scrupolosi controlli, l’arbitro somalo rispedito a casa, gli eccessivi costi dei biglietti. Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha aperto la conferenza stampa di presentazione al mondiale, dichiarando “che non possiamo imporre al governo statunitense chi far entrare nel Paese in occasione dei Mondiali. Credetemi – o non credetemi, se preferite – ma cerchiamo sempre di trovare delle soluzioni, sempre. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che non siamo i padroni del mondo in grado di comandare governi, forze dell’ordine e quant’altro. Siamo un’organizzazione sportiva e cerchiamo di fare del nostro meglio con i mezzi a nostra disposizione”.

Spiacevole l’episodio che ha visto coinvolto l’arbitro somalo Omar Artan, che avrebbe dovuto essere il primo arbitro somalo a dirigere partite di un Mondiale dopo essere stato inserito nella lista finale della FIFA per il torneo, ma a cui è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Miami provenendo da Istanbul. Un funzionario statunitense ha dichiarato martedì sera che ad Artan è stato negato l’ingresso a causa di “legami con presunti membri di organizzazioni terroristiche”. “È spiacevole quanto accaduto a Omar, l’arbitro somalo, ma, ripeto, non possiamo controllare tutto. Ci proviamo, ne discuteremo, vedremo. A volte forse è anche bene calmarsi, rilassarsi. Lavoriamo su tutto, cerchiamo di risolvere ogni questione”.

Infantino ha poi allargato il fronte, chiarendo l’impegno della Fifa nel far ottenere il visto ai calciatori dell’Iran nonostante il conflitto in corso con gli Stati Uniti. “Non intendo dire che restiamo con le mani in mano, chiedo solo fiducia nel nostro lavoro dietro le quinte, nel tentativo di comprendere la situazione. Ci sono cose che ci vengono dette e altre no. Cerchiamo sempre di volgere le situazioni a favore e di trovare una soluzione. Siamo riusciti a far giocare l’Iran in America, non so chi altro ci sarebbe riuscito. Non viviamo sulla Luna, viviamo sul pianeta Terra e facciamo del nostro meglio”. Nonostante le continue difficoltà legate ai visti – che hanno comportato, tra l’altro, lo spostamento della base di allenamento della nazionale iraniana a Tijuana, in Messico, e il negato ingresso ad Artan – Infantino ha ribadito di non pentirsi della scelta degli Stati Uniti come paese ospitante della Coppa del Mondo 2026. Infantino ha aggiunto che l’organizzazione sta adottando un approccio altrettanto “tranquillo” riguardo alle indagini in corso sui prezzi dei biglietti per la Coppa del Mondo. Attualmente sono in corso procedimenti avviati dai procuratori generali di California, New Jersey, New York e Texas. “Vorrei dire che siamo molto sereni al riguardo, perché prima di avviare la vendita di 7 milioni di biglietti abbiamo valutato attentamente il da farsi insieme ai migliori avvocati ed esperti del settore – ha aggiunto Infantino -. In California abbiamo venduto 800.000 biglietti per le partite di Los Angeles e San Francisco. Su 800.000 biglietti, abbiamo ricevuto reclami da soli tre clienti, un quarto si è fatto avanti in seguito. Questi casi erano stati risolti ancora prima dell’avvio delle indagini. Accogliamo con favore qualsiasi indagine: presenteremo tutta la documentazione ed esporremo le nostre ragioni. Ma la cosa più importante è che ogni dollaro generato venga reinvestito nel calcio.”

La FIFA ha fissato il prezzo dei biglietti per il torneo estivo a partire da 140 dollari, con alcuni posti standard che arrivano fino a 8.680 dollari per la finale del 19 luglio in New Jersey. In seguito a forti critiche, la FIFA ha messo a disposizione delle federazioni nazionali un certo numero di biglietti da 60 dollari destinati ai tifosi. Infantino ha dichiarato che il prezzo medio dei biglietti per il torneo è stato inferiore ai 500 dollari, una cifra paragonabile a quella degli altri sport statunitensi durante i playoff. Polemiche che non sono destinate a placarsi, ma intanto entra in campo sua maestà il pallone. E forse il calcio giocato, può aiutare in questa fase turbolenta.

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