Noi non ci arrendiamo

Stefano Sale *

La Roma come l’Italia. Gli azzurri con sedici anni senza mondiali, mentre noi con otto anni senza Champions League. In totale sono più di vent’anni senza partecipare al calcio che conta. Riecco un’altra batosta per il nostro calcio nostrano e capitolino. Se la Nazionale ha bisogno di un profondo rinnovamento strutturale, gestionale e sportivo, la situazione della squadra giallorossa non è che sia cosi poi diversa. Se un sistema fallisce regolarmente, se l’asticella non si alza e gli obiettivi sfumano ogni anno a marzo, allora una domanda va posta. Ma dove sbagliamo? 

Le colpe vanno suddivise sempre tra proprietà, dirigenza e parte tecnica. Ma si parte sempre da chi comanda, da chi prende le decisioni all’interno della società. Il tema finanziario e degli investimenti, le restrizioni sul mercato ma anche tante scelte sbagliate. Hanno mandato via l’unico top che ti ha fatto vincere, cacciato il nostro simbolo preso a parafulmine con la farsa del comunicato, per chiudere con un inetto a guidarci verso trofei improbabili. Otto anni di decisioni poco felici e di tanti soldi spesi male. Gli stessi errori dal fronte mercato, flop e infortuni, e le solite divergenze tra allenatore e direttore sportivo. Da Mourinho con Tiago Pinto, a De Rossi con la Souloukou, fino a Gasperini con Massara dei giorni nostri.

La stessa storia si ripete ogni anno, cambiano gli attori ma lo spartito è sempre quello. Ogni anno è una piaga. Ma se prendessero giocatori giovani, forti e pimpanti magari le cose andrebbero meglio. E sani soprattutto. Gasperini ha avallato o si è semplicente adeguato? Non aveva scelta, secondo me. Un po’ come succedeva a Mourinho, con la storia del mercatino. Gasperini da agosto chiede un esterno alto a sinistra di livello. Gli hanno portato Bailey e Zaragoza, per metterci una toppa, ma neanche quella. Dopo la sfilza di infortunati e squadra col fiato corto ovvio che i risultati ora non arrivano più. Era la difesa migliore d’Europa e l’attacco più povero, ma almeno facevi punti e con gli obiettivi ancora vivi. Dal gol di Gatti c’è stato un tracollo, di uomini, gambe e testa. Il crollo in coppa col Bologna ha sancito il colpo di grazia. La squadra è spezzata e spaesata ma non è ancora scoppiata. Il primo tempo con l’Inter è stato confortante, il problema è stato il secondo, un crollo totale, fisico, atletico e di attenzione. Ma non si può mollare adesso. Mancano sette partite, siamo a -4. La Juve prima di incontrare noi era a pezzi, esattamente come noi ora. Si sono rialzati per miracolo. Ora tocca a noi riprovarci, arriva il Pisa, tre punti e ripartiamo, e non ci arrendiamo! 

*Roma Club Dublino, tifoso Roma

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