L'INTERVISTA

Luigi Gualco: “Per vincere bisogna rischiare”

Cremonese-Milan vista dal difensore che determinò la sfida dello Zini nel 1994: la sua ricetta per battere i rossoneri

Leonardo Tardioli

L’ultimo successo della Cremonese sul Milan allo Zini è del 1994, ma sotto alcuni aspetti è anche “recente” perché dopo quella sfida se ne sono giocate soltanto altre due a distanza di molti anni che hanno visto due pareggi. Quella partita specifica invece, è finita 1-0 ed è stata decisa da un difensore, Luigi Gualco che ha messo dentro di testa un cross di un giovane schierato quel giorno da un allenatore esperto e capace come Gigi Simoni. E quando Cremonese e Milan si affrontano, ecco che lo stesso Gualco insieme al suo gol, viene ricordato da tanti. “È un ricorso storico che sai, quando capita, gli amici te lo ricordano” dice al telefono ripensando a quella partita del 25 settembre 1994.

Luigi, partiamo da una sua considerazione fatta dopo quel Cremonese-Milan. Disse che per voi almeno il pareggio sarebbe stato un ottimo risultato contro una squadra che era già forte. Il campo invece ha fatto accadere molto di più.

“Certamente. Oltretutto è successo che Simoni mise in campo Alessio Pirri, un ragazzino della primavera molto talentuoso, mancino, molto veloce, molto dotato tecnicamente. Sulla respinta di un calcio d’angolo ci fu questa azione dove lui fece due o tre finte a Baresi e quando calciò io mi trovai in area, smarcato diciamo, e riuscii a battere di testa Sebastiano Rossi”.

Quella partita non è stata da ricordare solo per il gol, ma anche per la sua prestazione difensiva in marcatura su Gullit. 

“Sì, andò bene. Poi contro il Milan rischi sempre di prendere gol perché quei giocatori lì a volte ti lasciano sul posto. Però andò bene e poi sicuramente l’entusiasmo di essere in vantaggio ci ha fatto completare una buona partita”. 

Possiamo definirla come una delle sue migliori partite? 

Si, è stata una buona partita. Noi comunque eravamo una squadra che se la giocava. Non stavamo lì a difenderci a oltranza sperando nel colpaccio o nel colpo di fortuna. In attacco avevamo giocatori veloci, c’erano Florijancic, Tentoni, Dezotti e a centrocampo Nicolini, Maspero, Cristiani, gente tecnicamente molto buona. Quindi a volte riuscivamo a dar fastidio anche alle grandi squadre”.

È stata una partita, quel giorno che possiamo definire come una grande prestazione di squadra della Cremonese? 

“Sicuramente sì”

In panchina c’era Gigi Simoni. Come ha preparato quella partita? 

“Come tutte le altre partite. Noi eravamo una squadra che giocava bene e durante quella, Simoni a un certo punto decise che avrebbe potuto rischiare qualcosa, visto che un punto non ci avrebbe cambiato sicuramente la storia del campionato, ma tre sì. Così tolse un difensore e mise dentro un attaccante. Quindi significa che credeva nelle possibilità di quella squadra”.

Sulle scelte tattiche di Simoni quel giorno quanto ha inciso anche l’espulsione di Panucci a fine primo tempo?

“Sicuramente ha inciso e l’uomo in più per la nostra squadra fu importante. Poi sai, nel calcio a volte vinci anche quando sei in dieci, specialmente se sei in Milan. Noi ci difendevamo bene, io marcavo Gullit che quell’anno faceva il centravanti mentre nelle stagioni precedenti era più un centrocampista avanzato. Fatto sta che riuscimmo a vincere, poi contro quelle squadre lì sicuramente avremmo avuto anche un po’ di fortuna o non saranno stati nella giornata tipo. Però insomma, se è passata alla storia bene così”.

Ricorda come arrivò a quella partita e come è stata la sua settimana di avvicinamento?

“Non mi ricordo niente di particolare. Ero un giocatore che quando c’era l’occasione di andare avanti non ci rinunciava. Il gol venne da una respinta da calcio ad angolo e io invece di tornare indietro in difesa come in genere si fa, rimasi lì, nei pressi dell’area a sperare nel “miracolo” e la palla buona arrivò”.

Quel giorno possiamo dire che sia avvenuto.

“Quando vinci contro quelle grandi squadre è un sogno come mi era capitato di dire a fine partita. Te le sogni quelle partite lì e quindi ogni tanto capita ed è bello credere ai sogni”. 

Voi avevate già realizzato un altro piccolo sogno alla 2^ giornata di quel campionato battendo sempre in casa e senza subire gol il Napoli. Poi alla 4^ è toccato al Milan.

“Evidentemente eravamo anche una buona difesa ed era una buona squadra. A centrocampo c’erano dei giocatori di valore, davanti pure. Era l’anno che era arrivato Chiesa e cominciò a segnare dopo Natale mi sembra, poi non smise più e in quella stagione si consacrò come attaccante”. 

Facendo un piccolo salto all’indietro, nel 1992/93 la Cremonese vinse il Torneo anglo-italiano, il suo unico trofeo della storia. Quando avete capito di poterci riuscire davvero?

“Fu l’anno del ritorno in Serie A, eravamo una squadra che dopo la prima sconfitta a Cesena all’esordio vinse otto partite di fila. Fu l’anno dell’esplosione di Tentoni come attaccante, oltre a Florijancic e Dezotti che erano i titolari. Il Torneo anglo-italiano non era la priorità perché era più importante il ritorno in Serie A ed eravamo tra le prime in classifica. Piano piano quel torneo con le squadre inglesi, dove Simoni schierava tanti giocatori che magari non giocavano la domenica, diventò, verso la fine, una competizione sulla quale credere e andarne orgogliosi ancora oggi, visto che si giocava la finale in uno stadio come Wembley, fu un’occasione irripetibile”.

Lei è arrivato a Cremona nel 1985 ed è rimasto fino al 1996. Poi la Svizzera e il ritorno in grigio-rosso dove ha chiuso la carriera. Cosa ci può raccontare?

“Sì, sono arrivato nell’85-86 dalla Sanremese, c’era Mondonico come allenatore ed è stato il suo ultimo anno alla Cremonese. Cominciai a giocare sulla fascia sinistra, ma piano piano il mio ruolo si determinò al centro della difesa, a volte fascia destra o comunque come marcatore degli attaccanti. Allora, quasi con tutti gli allenatori, in difesa si giocava a uomo. È stata una buona partenza, poi con il salto di categoria sono riuscito a confermarmi nella Cremonese di quegli anni. Allora magari, c’erano meno trasferimenti di oggi e si prendeva in considerazione il grande trasferimento nella grande squadra, altrimenti per come la pensavo io conveniva restare dove stavi bene e così è successo fino al trasferimento a Losanna in Svizzera, dove avrei dovuto fare tre anni, ma ne feci uno solo e tornai alla Cremonese a fare gli ultimi due”. 

Ricordi dell’ultima partita con la Cremonese?

“Èstata una giornata normale per il fatto che stavamo retrocedendo dalla Serie B alla Serie C, Decisi in estate di smettere, quindi non ci fu nessun festeggiamento”.

La figura di Gigi Simoni come la ricorda a livello umano? 

“È un grande ricordo, è stata una persona con la quale abbiamo condiviso dei bellissimi successi e mi ha fatto rendere al massimo delle mie possibilità. È un bel ricordo in generale”.

Domenica che partita si aspetta tra Cremonese e Milan? 

“Non saprei, ultimamente la Cremonese sta facendo un po’ fatica come risultati. Secondo me avrebbe bisogno di rischiare qualcosa in più, contro il Milan c’è tutto da guadagnarci perché nonostante all’andata vinse, furono tre punti quasi in più. È una partita da giocarsi tranquillamente, sono più gli scontri diretti ad essere importanti e che mettono preoccupazione. Con il Milan puoi giocare e anche perdere e non cambia niente. È un’occasione per tentare una grande impresa contro uno degli squadroni del nostro campionato”. 

Pensa che la Cremonese possa ripetere la prestazione dell’andata o conquistare almeno un pareggio? 

“Io spero di sì. Se gioca come può fare può portare a casa un risultato utile”.

Il fatto che la squadra di Nicola non vinca da un po’ è più uno stimolo o un limite?

“Dipende dalla testa di chi va in campo. Sicuramente è un grande stimolo, però devi trovare il modo per farlo e per fare risultato. Quando non vinci da tanto sei meno sereno, più ansioso, hai paura di sbagliare. Sono tutte situazioni che ti bloccano. Con un po’ di fortuna trovi un gol e vai avanti sulle ali dell’entusiasmo. Contro quelle squadre lì non è che ti devi giocare il campionato. Dovessi giocare io, sarei contento di poter rischiare qualcosa in più perché tanto contro una squadra così, sulla carta parti perdente”.

Dunque pensa che la salvezza della Cremonese passi dagli scontri diretti? 

“Sicuramente, sì”.

Oggi infine, Luigi Gualco gioca a Footgolf e si dice anche abbastanza bene e che in questa specialità sia tra i migliori in Italia.

“Non esageriamo. Avevo un po’ di testa e una buona corsa. I piedi non erano quelli del centrocampista o di quello che sapeva toccare bene il pallone. Però è uno sport divertente. Diciamo che ti fa ritrovare un po’ il gusto dello sport di squadra per come lo devi vivere. Si viaggia tutti insieme, ci si trova prima e dopo. È come il golf, ed è uno sport in cui serve molta concentrazione. Sotto buca devi essere preciso. Ci sono parecchie difficoltà, c’è il campo che è in pendenza, non è piano come quello da calcio. Non c’è da valutare l’avversario, ma in quel caso l’avversario è il campo con tutte le sue insidie. L’acqua, i torrenti, i laghetti. È tutto su di te. Avendo giocato tanti anni posso essere un po’ più coordinato nell’esecuzione del tiro lungo piuttosto che di un tiro un po’ più forte. Vedo però che ci sono dei ragazzi forti, che arrivano sempre tra i primi, che probabilmente si allenano anche un po’”.

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