Anoir Assou
L’Inter si prepara a chiudere la fase a girone unico di Champions League sul campo del Borussia Dortmund, nell’ottava e ultima giornata, con uno scenario in chiaroscuro: tre sconfitte consecutive in Europa – evento senza precedenti nella storia nerazzurra – ma la certezza aritmetica di un posto ai playoff, come Juventus e Atalanta. A Dortmund non si gioca solo per l’orgoglio, ma per un dettaglio tutt’altro che marginale: una vittoria garantirebbe all’Inter il posizionamento da “testa di serie” nello spareggio, con vantaggi concreti nella corsa agli ottavi. Il momento, però, è duplice. In Champions i risultati hanno lasciato scorie, nonostante prestazioni spesso migliori del punteggio finale. In campionato, invece, la squadra di Chivu vola, capolista con cinque punti di vantaggio sul Milan, reduce da una striscia di vittorie che ha restituito certezze e fiducia. Proprio su questo equilibrio ha insistito il tecnico in conferenza stampa: «Siamo quattordicesimi in Champions League, l’obiettivo era finire nelle prime otto. Domani affrontiamo una squadra in salute, con tanta energia in questo stadio. Dobbiamo essere pronti fisicamente e mentalmente».
Chivu non cerca alibi per il cammino europeo: «Abbiamo perso partite dove meritavamo di più, ma come dico spesso abbiamo ciò che meritiamo. È inutile ricordare Madrid all’ultimo secondo o il rigore contro il Liverpool». Parole che raccontano una squadra consapevole dei propri limiti ma anche del proprio valore, costruita su una rosa ampia e coinvolta: «Tutti si sentono importanti, lo hanno dimostrato quando sono stati chiamati in causa».
Il Borussia Dortmund resta un’incognita affascinante. Il Westfalenstadion, con il suo “muro giallo”, è un fattore riconosciuto anche da Chivu: «In questo stadio non è semplice, per l’energia che trasmette. Con Kovac hanno trovato continuità». I precedenti europei sorridono leggermente all’Inter: sei confronti totali, tre vittorie nerazzurre, due tedesche e un pareggio, ma ogni sfida ha raccontato una storia a sé. Sul piano delle scelte pesa l’assenza di Barella: «Ha avuto un risentimento muscolare, abbiamo deciso di fermarlo. Farà esami, speriamo non sia nulla di grave». Un’assenza importante, ma non decisiva nella visione del tecnico, che guarda oltre: «Nel calcio del 2026 le regole sono cambiate. Bisogna entrare in campo per dare il massimo, sia in gara secca che su andata e ritorno».
Dortmund-Inter è così molto più di una formalità europea: è un test di maturità, di gestione mentale e di ambizione. Per chiudere una fase complicata, ma anche per presentarsi ai playoff con un messaggio chiaro: l’Inter c’è, anche in Europa






