IO TIFO NAPOLI

Crederci con amore

Salvatore Savino *

Partiamo da un concetto che deve essere chiaro a tutti: il tifoso del Napoli, per sua stessa natura e genesi, deve soffrire: per vincere un titolo, per salvarsi da una retrocessione, persino per avere un trattamento paritario in campo. Lo avremmo dovuto già imparare tutti: noi non siamo tifosi di una delle squadre blasonate, ricchissime, con alle spalle un potere acquisito nei decenni, noi siamo tifosi di una squadra diversa dalle altre, di una città che, per quanto da sempre sia una capitale mondiale di arte e cultura, deve fare a pugni con una storia di degrado e malaffare, che ha marchiato Napoli nei secoli e che solo da pochi anni sta riuscendo a dismettere. 

Come la città, anche la squadra di calcio sta togliendo gli abiti della comparsa a cui ogni tanto il regista concede una battuta, e da quasi vent’anni ormai, è  assurta al ruolo di protagonista dello spettacolo calcistico nazionale ed internazionale. Ora, venendo ai giorni di stretta attualità, ci troviamo in un mese cruciale, per tutto ciò che potremmo o non potremmo raggiungere a fine stagione: il mese di gennaio ci vede impegnati ogni tre giorni, in campionato, in Champions, persino nei recuperi. Inutile girarci intorno: il Napoli era stato costruito in una determinata maniera, con un mercato considerato da tutti di altissimo spessore, che avrebbe avuto i suoi perni principali in DeBruyne, Lukaku, Anguissa, oltre a Lobotka e McTominay. Nel momento in cui tre di questi perni si fermano, e per lungo tempo, c’è poco da fare: ci si rimbocca le maniche, si prova a tamponare (vedi Hoijlund), ma bisogna sempre tener presente che è una monoposto concepita per correre in un modo ma a cui sono stati tolti i cilindri. Ci stanno tenendo in corsa alcuni aspetti: un grande tecnico, per distacco il migliore, più vincente d’Italia, alcuni calciatori che stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo, anche a costo di fare qualche figura non proprio splendida per la fatica accumulata, una società che resta accanto al proprio organico, un pubblico che ama senza fine.

Amici dal cuore azzurro, la corsa non è finita, anzi, non è nemmeno entrata nel vivo: vogliamo gettarci nell’angoscia per aver pareggiato con Verona e Parma? E perché invece non entusiasmarci per aver vinto in casa della Lazio e rimontato due volte in casa dell’Inter che, del resto come lo scorso anno, rimane la più forte? Dobbiamo mantenere la calma, amici miei: non è il tempo dei giudizi trancianti, dei bocciati a priori: non servirebbe a nessuno e tanto meno al bene del Napoli. Stiamo vicino a questi ragazzi: tutti, indistintamente, quelli più dotati tecnicamente e quelli meno, quelli che stanno riuscendo e quelli che proprio sembrano non riuscire ad ingranare, perché a noi serve che il Napoli vinca, cresca, e se siamo i primi a minarne le certezze, andiamo contro noi stessi.

Ci aspettano quattro gare in pochi giorni: Sassuolo, Copenaghen, Juventus, Chelsea. Come vogliamo affrontarle? Dicendo che non siamo più una grande squadra, che alcuni calciatori nostri non sono all’altezza, che persino l’allenatore ogni tanto commette qualche errore, che si è sbagliato il mercato,  e così andare avanti? Propongo una strada diversa: al fischio finale di Inter-Napoli, siamo stati orgogliosi e felici, abbiamo esultato ed esaltato i nostri ragazzi ed il nostro allenatore. Non può essere un pari col Parma a farci scoraggiare ed abbattere: manca mezzo campionato, tutte giocheranno tanto, ma il Napoli riavrà mano a mano i suoi campioni che torneranno dagli infortuni, e chissà, qualcuno potrebbe pagare il non aver fatto la preparazione precampionato… Dobbiamo avere fiducia, anzi, fede, perché deve essere cieca e basata solo sull’amore, quell’amore che da sempre ci lega alla nostra squadra del cuore.

Permettetemi un pensiero per un singolo: chi ha i capelli un po’ più bianchi come me, sa che la nostra squadra ha avuto, nella sua storia, alcuni inimitabili campioni, che hanno esaltato la nostra maglia che ne hanno fatto un simbolo. Tra questi, un grande, favoloso numero otto, il capitano, l’uomo dell’orgoglio napoletano, che in campo difendeva in battaglia e da dietro la scrivania ci portò un sogno, il più grande di ogni tempo. Vi sto parlando di Totonno Juliano, ‘o capitano, l’uomo che mise Napoli davanti ad ogni altra cosa. Dopo anni, quella maglia azzurra numero otto ha di nuovo un enorme campione a renderla grande: si chiama Scott McTominay. Il suo correre sempre tra i primi, il suo far gol a grappoli, il suo difendere strenuamente quando c’è’ da portare a casa il risultato, rappresentano l’orgoglio di questa squadra e di questo popolo azzurro. Facciamo tutti come Scott Mcfratm, siamo orgogliosi di noi, crediamoci, e potremo poi raccogliere le nostre soddisfazioni. Qualcuno potrebbe obiettare: e se poi alla fine non vinciamo niente? La risposta é  semplice: sarò sempre orgoglioso e felice di tifare per la squadra del mio cuore, della mia città, del mio inimitabile popolo. Senza mollare, senza abbandonare nelle difficoltà, sempre e solo amandola, fiero del mio Napoli. Crediamoci ancora e sempre, amici tifosi. Forza Napoli Sempre

*Scrittore, tifoso Napoli

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