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Ancelotti re di Champions: “Non siamo stati belli, ma la vittoria è meritata”

Nella foto: l'esultanza di Carlo Ancelotti (foto Matteo Gribaudi/Image Sport )

Massimo Ciccognani

PARIGI Quattro Champions, nessuno come lui. Ha vinto ancora Carlo Ancelotti portando al Real la Decimocuarta, mettendo in fila nella fase ad eliminazione diretta Psg, Chelsea, Manchester City e Liverpool. Più volte sul punto di crollare, restando sempre in piedi e alla fine, alzandop al cielo di Parigi forse la coppa più bella della storia. “Abbiamo vinto con qualità, concentrazione, esperienza e cuore – dice alla fine – Sono contento. Siamo arrivati in fondo a una competizione difficile. Abbiamo sofferto ma non abbiamo mai mollato. Come mi devono chiamare? Non lo so, non mi importa molto. Abbiamo vinto, siamo felicissimi e non ci sono molte parole. La Champions League che abbiamo fatto quest’anno è stata molto difficile. Se ho vinto vuol dire che sono stato bravo, aiutato da una grande squadra e da grandi giocatori. Due le ho vinte con il Milan e due con il Real che sono le squadre che ne hanno vinte di più. Tutte le vittorie hanno un sapore speciale, quella di oggi è stata una sorpresa per tutti perché nessuno diceva che noi potessimo vincere. Piano piano ci abbiamo cominciato a credere. La chiave della partita era uscire bene da dietro, su un’uscita da dietro abbiamo fatto gol”.

Su chi ha amato di più tra Real o Milan, Carlo non ha dubbi. “Le ho amate entrambe, dicono che il calcio è cambiato, ma sono ancora i giocatori a fare la differenza. Il Liverpool è cresciuto tanto e sicuramente sarà un rivale anche per il futuro. Contro di loro siamo 2-2, magari l’anno prossimo facciamo la bella…”.

Benzema anche stasera stratosferico. “La differenza di questa squadra non è stata tanto la qualità individuale di Benzema ma la sua umiltà. Abbiamo giocatori d’esperienza e altri molto giovani, Courtois oggi ha fatto dei miracoli, su Benzema tutti dicono che ha fortuna ma tutti quelli che vincono ne hanno. Quando ho pensato di poterla vincere? Quando siamo saltati fuori dalla partita contro il City sicuramente abbiamo cominciato a crederci. Dopo quella partita le nostre possibilità sono iniziate ad aumentare”.

C’è un retroscena dietro questa vittoria che segue quella in Liga. “Il 20 marzo, quando abbiamo perso 4-0 in casa contro il Barcellona, Florentino Perez mi ha tranquillizzato. Gli ho detto di stare tranquillo, di non preoccuparsi perché avremmo vinto Liga e Champions. In realtà lo dissi un po’ cosi. ma alla fine è andata come doveva andare”.

E’ la vittoria del miglior calcio all’italiana. “Se torniamo indietro e ripenso al percorso fatto, ricordo che si diceva che sfortuna aver pescato il il Psg, poi il Chelsea, e ancora il City. Poi è arrivato il Liverpool che era un po’ più decifrabile rispetto alle altre. Forse non abbiamo giocato un calcio estetico e straordinario, ma rischiare di uscire con la palla al piede da dietro non era il caso, troppi rischi per cui ho studiato l’alternativa”.

Accanto a lui il figlio Davide, per qualcuno il raccomandato, per Carletto un valore aggiunto. “”Lavorare con un figlio è una delle cose più belle che possano capitare”.  L’ultima è sull’abbraccio con Jurgen Klopp. “Lo scorso anno quando ero all’Everton, mi ha fatto un regalo che ancora conservo”. Ma stasera non c’era possibilità di ricambiare, perché chi vince scrive la storia, chi perde, può solo leggere. E a scriverla è Carletto, quarta Champions, nessuno come lui.




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