Mourinho se la gode: “E’ la vittoria della gente di Roma”

Nella foto: l'esultanza di Josè Mourinho (FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

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L’emozione di una notte Special, anche per lui che in carriera ha vinto tanto. Ma Roma e la Roma lo hanno preso al punto tale che al fischio finale della sfida con il Leicester, anche Josè Mourinho si è fatto trasportare dall’emozione e da qualche lacrime che rafforza il legame con Roma. Roma ion finale di Conference League, ma Mourinho, ancora prima di entrare nel dettaglio della gara che ha spalancato le porte verso Tirana, manda un messaggio alla Lega. Chiarissimo. “Il primo modo di preparare la finale è ottenere il rispetto del calcio italiano e farci giocare l’ultima partita di venerdì. Il Feyenoord farà lo stesso e penso che noi in rappresentanza del calcio italiano meritiamo questa possibilità, così da preparare la sfida con qualche giorno in più e al meglio possibile. Penso che è positivo che abbiamo tre partite di Serie A da giocare perché abbiamo l’obiettivo di arrivare in Europa dal campionato e se lo facciamo, arriviamo alla finale con uno spirito diverso. Penso che il lavoro più importante è stato fatto dal primo giorno. Questo senso di squadra che abbiamo iniziato a costruirlo quando siamo andati insieme in Portogallo in ritiro e dopo giorno dopo giorno, giocatori, staff, tifosi, e questa partita è stata vinta da tutti, dalla famiglia. Per questa ragione, la mia emozione, ho avuto la fortuna di giocare finali più prestigiose, ma il senso di gioia incredibile di tutti mi ha fatto sentire Special”. 

Emozioni, come detto, tante. “Adesso le emozioni vanno verso la partita della Fiorentina. Domani lavoriamo e iniziamo a pensare alla Fiorentina. La situazione di Mkhitaryan si trasforma, non si deve rischiare. Giocare la finale trasforma le cose, ma bisogna pensare a queste tre partite. Potremo dire grazie ai tifosi nell’ultima partita all’Olimpico e l’emozione andrà via progressivamente per pensare alle prossime quattro partite”. 

Rimanda ad altri i meriti di questo risultato atteso da una vita. “Penso che è una domanda per i tifosi, per la proprietà ecc. Non voglio essere io a dire quello che ho dato. Ho dato lo stesso di tutti loro. Ognuno di noi ha dato esattamente lo stesso. I magazzinieri, i terapisti, i giocatori che giocano di più o di meno. Questo senso di famiglia mi ha fatto emozionare. Con gli anni uno diventa meno egocentrico e più papà del gruppo. Sono molto contento per tutti loro. Ricorderò per sempre la gente per strada, le donne ai balconi o i ragazzini per strada: questo per me significa tanto. Roma è una città giallorossa. E sicuramente oggi e domani si vedrà per strada questa gioia. Io ho dato il mio piccolo contributo per questa gioia e sono felice”. 

E qualche lacrima al fischio finale. “Non lo escludo. Ho sentito cosa ha provato questa gente. Un romanista pazzo che ho avuto a fianco nella mia carriera, l’ho sentito ogni giorno, e mi ha fatto capire bene il significato di questo club per la gente. Un club gigante che non ha avuto grandi successi. Questa è una finale che significa molto per questo popolo, ho sentito quello che hanno provato e queste sono le mie emozioni. Vediamo se riusciamo a vincere questa finale, sarebbe ottimo. Posso dire che in ogni club ho raggiunto almeno una finale”. 

Mourinho ha tenuto Abraham in campo, nonostante l’inglese, stremato dalla fatica, chiedesse il cambio. “Abraham è molto stanco. Nelle palle inattive è rientrato ed è un giocatore fantastico anche in questa chiave. Per me è una situazione dura perché per cinque minuti in più, c’è un corner dove tu vai in finale o vai ai supplementari. Per questo esigo sempre uno in più, un minuto in più. Però era stanco e ho dovuto cambiarlo. Tutti hanno fatto uno sforzo straordinario. Hanno questo potenziale per cambiare le dinamiche delle partite e ci ha obbligato ad abbassarci perché non volevo pressare con tre giocatori, c’è stato più lavoro per gli attaccanti ma la difesa così era più compatta. Siamo stati molto tranquilli e organizzati. Se un giocatore non sbaglia, eravamo tranquilli. Sono due gare, 180 minuti, contro una squadra forte, dove Rui Patricio ha fatto una grande parata all’andata e niente al ritorno. Siamo stati sempre molto tranquilli e ora andiamo a Tirana”. 

Yorois
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