Certezze e verdetti del Generale Inverno

Nella foto: Federico Chiesa (ph: Fornelli/Keypress)

*di Dario Ricci

Troppo profondo e oscuro il pozzo in cui è precipitata la Juventus, per provare a guardarci dentro dalla defilata bandierina di un calcio d’angolo. Che sinistri scricchiolii però si fossero già avvertiti, e non da poco, quello sì lo si può confermare anche dalla periferia del campo di gioco (e sebbene i problemi più gravi, per paradosso, emergano ora ben oltre le linee bianche). Errori di prospettiva, visione, valutazione (e iper-valutazioni): la Vecchia Signora sta ora scontando tutto, e bene fa Allegri a provare a spegnere l’incendio a bordo e a riprendere il timone in mano. Primo approdo credibile? Sembra un sgarro al centro delle vele, ma solo pragmatismo marinaro, secondo metafora dello stesso tecnico livornese: quota 40 punti, da raggiungere il prima possibile, perché se la buriana (soprattutto tecnica) non dovesse passare in fretta, qualsiasi meta diventerebbe all’istante miraggio.

Di tecnica – e sopraffina! – ha dato sfoggio Dries Mertens nel poker che il Napoli ha sbattuto in faccia all’ex condottiero Sarri. Piede fatato, il destro del belga, ma soprattutto sinonimo tecnico (appunto) di quei concetti di leggerezza e libertà che Spalletti sta provando a inculcare nelle teste dei suoi ancor prima di schemi, ripartenze e diagonali. Insomma, una ‘manutenzione del sorriso’ che ovvio non  vuole coincidere con una vacua leggerezza, ma con quella capacità di trasformare tensione in pressione in forza dinamica, carburante per gambe e cervello. E qui il (primo) cerchio si chiude, perché finora alla Juventus proprio (anche) questa solidità tecnica è mancata, proprio quella che è la madre di tutte le certezze calcistiche 8che è poi l’esaltazione in potenza del ragionamento semplice e pur efficace che facevamo nel comporre le squadre da bambini: intanto i più forti li voglio con me, poi vediamo che succede).

Certezze (tante, quelle costruite in questi ultimi due anni) che vuole tenersi strette il Milan: il doppio k.o. in campionato tra Firenze e San Siro contro il Sassuolo – pur inframezzato dall’impresa di Madrid contro l’Atletico in Champions – è arrivato a cavallo proprio della firma sul rinnovo del contratto di Stefano Pioli: quasi uno sgarbo della sorte, a fronte del lavoro fatto dal tecnico emiliano. Eppure l’impressione è che il Diavolo non sia squadra capace di viaggiare a scartamento ridotto, e di gestire le variazioni di ritmo con la stessa facilità ed efficacia con cui invece alza i giri e trova gol, difesa e concretezza nelle giornate migliori. Ecco, la vittoria casalinga ottenuta qualche settimana fa sul Torino indica una strada non ancora esplorata dai rossoneri, quella di un solido cinismo che permette di capitalizzare sforzi, energie, intensità.

Tutto quello insomma che ha messo in mostra l’Atalanta all’Allianz Stadium. Al che – e al netto del ritardo in classifica e di un’Inter che al momento sembra la più solida e salda tra le pretendenti al titolo – impone una domanda sempre più giustificata dai fatti: può essere questo l’anno di una Dea davvero in corsa fino alla fine per lo scudetto? All’aria rarefatta dei quartieri alti della classifica gli orobici sono ormai abituati, così come al peso specifico degli incroci con le big (specialmente in Europa, dove in due stagioni hanno affrontato Liverpool, Paris Saint Germain, Manchester City e United, Ajax, tanto per gradire!). All’ultimo salto di qualità sembra mancare un ‘X Factor’ per molti aspetti indefinito e indefinibile, che comunque nel mercato invernale prenderà le forme (e i piedi morbidi) di Boga, in uscita da Sassuolo. Prima di allora, occhi puntati al calendario: se l’infrasettimanale passerà senza scossoni, sabato 4 dicembre ecco Napoli- Atalanta e Roma-Inter, domenica 19 Milan-Napoli e Atalanta-Roma. Il Generale Inverno potrebbe regalarci già verdetti capaci di non sciogliersi al sole di primavera.

*giornalista di Radio24-IlSole24Ore 

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