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L’Italia non sfonda:in Svizzera è solo pari

Massimo Ciccognani

BASILEA Serviva vincere per allungare sulla Svizzera, è arrivato invece un pari che sa tanto di brodino perché aumenta l’amarezza per quel che poteva essere e non è stato. l’Italia, dopo la Bulgaria, continua a non graffiare. Crea ma non concretizza. Tiene in mano il pallino del gioco ma la porta svizzera rimane inviolata. Involuzione nel gioco, ma soprattutto mancanza di concretezza. La stesaa che era mancata a Firenze contro la Bulgaria. L’Italia rimane a galla mantenendo il +4 in classifica sugli elvetici che però hanno due partite in meno. Un pari che serve invece per confezionare il record del mondo, con 36 partite consecutive senza sconfitte. Non è cosa da poco. Qualificazione al mondiale affidata al match di ritorno all’Olimpico di Roma quando servirà un’altra Italia, cinica e concreta per prendere la strada verso Doha.

Mancini rimescola le carte: spazio a Locatelli e Berardi

E alla fine la sorpresa è arrivata. Doppia. Mancini ridisegna la Nazionale per la delicatissima sfida alla Svizzera. Oltre a Chiellini e Di Lorenzo, rispettivamente al posto di Acerbi e Florenzi (entrambi in tribuna), sceglie Locatelli in mezzo al posto dell’infortunato Verratti che ha provato in mattinata, ma con esito insoddisfacente. E poi, la sopresa vera, l’inserimento di Berardi al posto di Chiesa. Per il resto, Chiellini e Bonucci davanti a Donnarumma, Di Lorenzo a destra ed Emerson Palmieri a sinistra. In mezzo Jorgingo, Barella e Locatelli e tridente affidato a Ciro Immobile supportato da Insigne e Berardi. Nessuna novità nella Svizzera, orfana del capitano  Xhaka fermato dal Covid (no vax convinto e unico della squadra elvetica a non essere vaccinato), oltre a Remo Freuler e Mario Gavranovic. Out anche Embolo e Shaquri. Il peso dell’attacco finirà quindi tutto sulle spalle di Seferovic che sarà supportato da Zuber e Steffen nel 4-3-2-1 disegnato dal nuovo tecnico Murat Yahin. Tra i pali Sommer la linea a quattro con sugli esterni Widmer e Ricardo Rodriguez mentre in mezzo la coppia formata da Akanji ed Elvedi.  Direzione di gara affidata allo spagnolo Carlos Del Cerro Grande. 

L’Italia domina, Insigne sfiora il palo

Il St. Jacob è pieno in ogni ordine di posti. Foltissima la rappresentanza italiana, sia per quelli giunti dall’Italia, ma soprattutto per i nostri connazionali in Svizzera. Che si fanno sentire, eccome. Entusiasmo alle stelle. L’Italia che parte con il solito fraseggio che parte dal basso, Svizzera aggressiva. Gli azzurri fanno la partita, Chiellini dietro regala sicurezza all’intero reparto, Jorginho si abbassa spesso per ragionare e far ripartire la squadra. Davanti gran movimento. L’Italia ci prova ijn questo primo tempo almeno una decina di volte. Barella libera Immobile, destro respinto da Sommer, ma era offside. Ancora Immobile, stavolta conclusione da dimenticare. Berardi va via in campo aperto lanciato da Locatelli, ma solo davanti a Sommer si fa ipnotizzare dal portiere svizzero. Ancora Berardi, la mette in mezzo ma non c’è nessuno. L’Italia avanza il baricentro e spinge. Gran taglio di Barella per Immobile ancticipato dall’uscita di Sommer. L’Italia crea ma non raccoglie. La Svizzera è tutta raccolta, e l’unica occasione la regala Di Lorenzo che mette in mezzo scriteriatamente per Seferovic che per fortuna non ne approfitta. Poi tocca a Insigne mettersi all’opera, ma apre troppo il destro e palla sul fondo. Altre due occasioni per Insigne, ma in area non riesce a calciare al volo e Sommer se la ritrova tra le mani, poi anche Sommer a chiudere su una punizione velenosissima. In mezzo la Svizzera, col colpo di testa di Akanji sopra la traversa. Tutto qui il primo tempo. Meglio, molto meglio l’Italia che produce molto, ma non sfonda. Serve più aggressione e sprint sugli esterni. Tanto possesso ma poca concretezza.

Jorginho sbaglia dagli undici metri 

Serve il giuizzo e arriva ad inizio ripresa, con la complicità di Rodriguez che svirgola un pallone che arriva a Immobile lesto ad innescare Berardi. Toccato in area, va giù. Calcio di rigore. Jorginho dal dischetto. La battuta è la stessa di Londra, debole e telefonata. Sommer si accartoccia e blocca. Occasione sprecata per il vantaggio. E Mancini cambia. Dentro Chiesa e Zaniolo, fuori Berardi e Immobile con il romanista che va a fare la prima punta. Tre cambi per la Svizzera: fuori Sow, Zuber e Rodriguez, dentro Zakaria, a lungo nel mirino della Roma, Garcia e Vargas, mentre Chiesa, Insigne e Zaniolo si scambiano spesso le posizioni senza dare punti di riferimento. Fuori anche Steffen nella Svizzera e dentro Fassnacht. Poco più di quindici alla fine, la partita stagna, rattristita dalle alchimie di centrocampo, mentre la Svizzera prende campo e guadagna due angoli di fila.  Così Mancini decide che è il momento di Verratti, naturalmente fuori Locatelli.

Poco smalto, pari giusto

Il cronometro scandisce impietosamente i secondi, l’Italia continua a faticare a trovare la rete. Imprecisa nei passaggi, regalando palle su palle alla Svizzera. Sale l’incitamento della gente d’Italia, Chiesa guadagna un angolo con la conclusione diretta in porta che per poco non sorprende Sommer. Ancora un cambio per la Svizzera, fuori Seferovic, dentro Zeqiri. Serve un guizzo, un episodio per sbloccarla. Al tramonto del match, altri due cambi per il Mancio. Dentro Raspadori e Pessina, fuori Insigne e Barella per l’assalto finale. Quattro i minuti di recupero. Ma succede nulla. Finisce come era cominciata, con un pari che mantiene a galla l’Italia, ma per andare in Qatar, servirà qualcosa di più. A Mancini le dovute riflessioni. 

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