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Mourinho: “Soddisfatto del gruppo. Ma adesso, giochiamo”

Nella foto: Mourinho (Foto Gino Mancini)

Quaranta giorni senza parlare, un’eternità per chi come Josè Mourinho fa delle comiunicazione, un suo marchio di fabbrica. Lo ha fatto oggi, tornando a parlare al canale ufficiale della Roma. Ecco le parole del nuovo tecnico giallorosso a poch giorni dal via ufficiale alla stagione.

Siamo entrati nella settimana che segna l’inizio degli impegni ufficiali. Un bilancio?
“Tanto lavoro. Sono molto contento. Sono state settimane di tanto lavoro, fa piacere quando tu hai tanta gente che vuole lavorare, che vuole migliorare, che ha grande motivazione, che ha una voglia di fare bene. Non parlo semplicemente dei giocatori, ma di tutti quelli che hanno fatto parte di questo precampionato. Le temperature, come tutti sappiamo, erano difficili, per migliorare fisicamente, tatticamente e lavorare come squadra. Non dimentichiamo i dipartimenti interni e un mercato super difficile per gli operatori, gli scout e la proprietà. Adesso arriva il momento che piace a tutti, perché anche se io sono uno a cui non piace la parola amichevole, abbiamo cercato di prendere questo come una motivazione per tutti. A punti si gioca domenica contro la Fiorentina ed è difficile anche giocare a eliminazione. È la pressione positiva che voglio io e i giocatori, e anche i tifosi si divertono molto di più con le partite vere”.

Tanti allenamenti e pochi giorni di riposo. È sembrato molto soddisfatto, quanto le piace guidare questo gruppo?
“Tanto. Non posso dire molto di più. Mi piace tanto. Penso che l’organizzazione sia piaciuta a tutti, abbiamo lavorato ad alta intensità, è questa la nostra filosofia. Alla fine giochi come ti alleni, e ti alleni come giochi. Vogliamo giocare con intensità, abbiamo fatto questo ogni giorno. C’è anche un lavoro più invisibile, più difficile da capire per voi fuori, che è stato un lavoro di palestra, di prevenzione, di recupero. Abbiamo avuto preoccupazione nel cercare una direzione con belle sensazioni e abbiamo tanta  gente che lavora insieme ai giocatori all’interno, ai preparatori atletici, al dipartimento medico, con cui abbiamo un rapporto molto buono a livello di programmazione degli allenamenti. Penso che anche i giocatori sentano questo, il lavoro è duro, ma sentono questa organizzazione. Credo che abbiano questa sensazione, possiamo arrivare fino in fondo e lavorare intensamente”.

Quanto è stato importante lavorare in Portogallo?
“In questi 15 giorni sono stati buoni per iniziare ad avere un primo contatto. Siamo stati insieme anche qualche giorno, siamo rimasti qui a cena, anche a dormire per qualche giorno, per accelerare quel processo. Il Portogallo è stato fondamentale. Non perché è la mia casa, ma perché siamo stati insieme 24 ore su 24 e lì si capisce tanto. Lì siamo usciti come squadra dal punto di vista tecnico-tattico, come gruppo abbiamo avuto una conoscenza più profonda e questo è fondamentale, perché alla fine questa è la famiglia. Se arriviamo alla fine del campionato capiremo che siamo stati più tempo con questa famiglia che con quella di sangue e dobbiamo sentirci così. La squadra è veramente unita”.

Quanto è stato importante lo staff tecnico?
“Da solo è difficile. Mi piace gente che ha capacità e motivazioni grandi per lavorare insieme. Siamo arrivati, come dico adesso, sembra che ogni allenatore arrivi in un pullman pieno di collaboratori, noi siamo arrivati in auto. Siamo pochi, ma adesso siamo tanti. Abbiamo preso gente della casa, con capacità, voglia di imparare a lavorare con me, che è una cosa diversa. Abbiamo dato opportunità anche a gente giovane, al preparatore atletico della Primavera. Questo è il nostro modo di lavorare, non mi piace dire che ho bisogno di 10, 12, 15 persone, mi serve uno per ogni dipartimento che mi può aiutare a implementare una filosofia. Poi serve gente con capacità, che merita un’opportunità. Ora sono felice, non esiste il mio staff di 5 collaboratori, ma di 20. Sentiamo questa unità come squadra, è importante per noi come staff tecnico per un club, perché un giorno sarà la Roma senza José e quando questo giorno arriverà vogliamo lasciare quello che facciamo sempre in ogni club, una struttura sempre super organizzata. Speriamo che la Roma senza José non arrivi presto, speriamo che sia tra tanti anni”.

Cosa l’ha convinta e cosa meno delle amichevoli?
“Amichevoli per te, non per noi. Non abbiamo fatto amichevoli. Abbiamo iniziato qui con qualche squadra di una serie diversa dalla nostra, B, C. Lì è stato più la continuità con le sedute di allenamento. In Portogallo abbiamo giocato contro squadre di Champions League come Porto e Siviglia, di livello altissimo. Quelle due partite sono state importanti dal punto di vista dell’organizzazione difensiva, siamo andati molto bene, abbiamo preso gol al 90’ contro il Porto. La squadra è stata organizzata, con la palla c’è ancora tanto da migliorare, voglio più controllo del gioco e più intensità nelle transizioni, dal punto di vista posizionale ci stiamo preparando in modo diverso rispetto al passato. Ma siamo migliorati tanto dal punto di vista emozionale, emotivo, competitivo di squadra mi è piaciuto tanto. Porto e Siviglia sono squadre difficili. Mi è piaciuta la piccola rissa contro il Porto nel senso del controllo emozionale, niente di particolare che possa andare dal giallo al rosso, è stata una partita competitiva molto buona. Il Betis è un’altra storia, che ha tanti responsabili per come la partita è finita. Secondo me il primo responsabile è l’arbitro, il secondo sono io. Non posso essere io a provocare quello che è successo dopo. La squadra mi ha seguito nella mia reazione e abbiamo seguito con 3-4 cartellini rossi. Responsabilità mia, ma mi piacerebbe anche che l’arbitro si chiedesse cosa ha combinato nell’amichevole per farla finire così. Mi prendo la mia responsabilità. La squadra era veramente stanca, tre ore e mezza di pullman dal Portogallo, un caldo incredibile anche se si giocava di sera. Non posso dimenticare, perché è la verità, la situazione Džeko che ha lasciato tutti in quei giorni. Era strana, si capiva che sarebbe andato via, però si respiravano dei dubbi, lui va via, arriva qualcuno, non arriva, ho visto i giocatori preoccupati. Siamo stati competitivi, è stato bravo Shomurodov, ha fatto capire che abbiamo un giocatore. È stato buono per noi, dopo abbiamo avuto un giorno di riposo e dopo il ritorno abbiamo analizzato quello che è successo durante la gara. In quel momento lì sono stato come sono io e ho detto di essere responsabile per il mancato controllo emozionale. 20 giorni molto importanti per noi”.

Ieri è arrivato Abraham. Quanto sarà importante il suo arrivo?
“Devo dire grande direttore e grandissima proprietà. Sono stati bravissimi. La realtà è che abbiamo iniziato il precampionato pensando di avere Džeko, è stata una sorpresa per tutti quello che è successo. In un mercato incredibilmente difficile e in una situazione economica difficile, vorrei dire per tutti, ma per quasi tutti i club, avere l’ambizione e il rispetto per i tifosi di prendere Abraham è stato quello che voi italiani definite un colpo di mercato che per me… anche se non fosse arrivato avrei avuto la sensazione positiva che la mia proprietà avesse fatto di tutto. Di Tammy preferisco dire di aspettare per vedere. Lo conosco, non ha mai giocato per me, aveva 15-16 anni quando ero al Chelsea. Lo conosco molto bene come persona e mentalità, come il modo di sentire la decisione di lasciare la Premier mi dice tanto. Quando lasci la Premier la lasci perché hai ambizione, perché vuoi tornare in nazionale, perché vuoi giocare il mondiale, vincere fuori dall’Inghilterra. Non tanti giocatori inglesi hanno avuto bellissime carriere fuori. Per la sua qualità aspettiamo. Tammy con Eldor e con Borja, abbiamo un gruppo di attaccanti che mi lasciano felice. Non abbiamo quell’esperienza di giocatori di 33-35 anni, quando guardi alla Juve con Cristiano, al Milan con Giroud e Ibra, a Muriel e Zapata, noi non abbiamo questo, ma il potenziale che abbiamo con questi ragazzi, non potrei essere più felice”.

Cosa pensa possano dare Rui Patricio e Shormurodov?
“Tanto. Il mercato è diventato diverso dal mercato a cui pensavo io inizialmente e che avevo spiegato ai boss e al direttore, nel pensare al primo periodo della mia Roma. Abbiamo perso Spinazzola per tanto tempo e abbiamo perso Džeko. Il mercato è diventato diverso, pensavamo a un attaccante e non a due e non pensavamo a un terzino sinistro. È diventato più difficile, è diventato in una direzione in cui non eravamo programmati. Penso che il club sia stato bravissimo. Sarà la prima e spero l’ultima volta che lo dico: mi mancherà qualcosa che avevo pensato quando avevo analizzato la squadra, ma devo solo ringraziare per il mercato. Una reazione fantastica prendere Vina. Rui è Rui, ha giocato oltre 100 partite in nazionale 4-5 anni in Premier. Rui è stabilità, Vina è bravissimo, Eldor lo abbiamo preso perché ci serviva più mobilità e velocità. Siamo supercontenti con lui. Una reazione incredibile, per qualcuno inaspettata, perché la difficoltà in questo mercato è altissima, ma se qualcuno aveva bisogno di una reazione per capire quello che la proprietà vuole fare, in questi minimo tre anni che dobbiamo fare insieme, ecco la reazione. Non siamo la rosa più forte del mondo e lo sappiamo, ma nessuno ci può proibire di pensare di vincere la prossima partita. Questa è la mentalità, e nessuno può impedirci di pensare di vincere la partita. Sicuramente perderemo e pareggeremo, ma vogliamo sempre avere la sensazione di vincere”.

Ha parlato molto con la proprietà e Tiago Pinto. Come procede il lavoro che state facendo insieme?
“Secondo me la notizia dovrebbe essere quando l’allenatore non parla con dirigenza e proprietà. Mi è capitato in un altro club. Penso che sia solo positivo che questo succeda, per me è importante capire le loro sensazioni, per loro è importante capire il mio modo di pensare le cose. Questo mi piace tanto, vedo il direttore ogni giorno, se la proprietà non è qui c’è sempre al telefono. Volevo farlo in un modo più ampio, il rapporto è buono con gli scout, con gli analisti, con il direttore. Stiamo lavorando insieme. Non mi sembra di avere un gruppo in cui tutti vinciamo e l’allenatore perde. Mi sembra che stiamo costruendo un profilo di Trigoria dove vinciamo tutti e perdiamo tutti”.

Sabato la prima da allenatore della Roma all’Olimpico. Che effetto le hanno fatto i tifosi?
“Sabato ero superfelice, ma domenica ero un po’ triste. Ho visto Francia, Portogallo, Germania, Premier con gli stadi pieni. Una festa. Dopo ho paragonato all’Olimpico con questi stadi e sono stato un po’ triste, voglio l’Olimpico pieno di romanisti. Però sabato la sensazione è stata bellissima, era più di un anno che la Roma non giocava coi tifosi. La prima volta all’Olimpico come allenatore della Roma, un’accoglienza veramente fantastica. Però lo sento dal primo giorno, dal giorno del mio annuncio. Lo sento dal giorno che sono arrivato qui a Trigoria, lo sento per strada quando faccio la passeggiata in città e la prima volta all’Olimpico. Ma se posso chiedere qualcosa, chiedo: squadra. Non andare troppo nella direzione individuale e se lo si fa verso i giocatori, non verso di me. Non ho bisogno di supporto, se devo chiedere qualcosa chiedo squadra. Qui dentro è così. Loro allo stadio, squadra, Roma. Non potremo vincere sempre, a volte andremo a casa triste ma con la consapevolezza di aver lasciato tutto”.

Mancano poche ore alla prima partita ufficiale. José Mourinho con che stato d’animo ci arriva?
“Stai scherzando! Non posso dormire. Sto scherzando. Sono sempre molto tranquillo. Il dopopartita per me è più difficile, penso alla partita, a quello che è successo, l’adrenalina è difficile da smaltire. Prima della partita è tutto tranquillo e in questo momento è felice. Non mi piacciono le vostre amichevoli, mi piacciono le partite vere e le partite vere iniziano adesso. Sono preparato”.

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