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Voglia di ripartenza: campionato dal 3 giugno al 12 luglio

Nella foto: Stadio Olimpico (Foto Gino Mancini)

 

Il futuro del calcio si gioca su più tavoli, ma quello fondamentale è il coronavirus. Se non si riesce a sconfiggere il virus, qualsiasi altro discorso rischia di tramontare in un misero amen. Il pallone smania dalla voglia di tornare a rotolare e il mondo pallamano è aggrappato alle parole del presidente Gravina. Parole ma soprattutto speranza. L’obiettivo di Gravina è quello di finire la serie A a tutti i costi, ovviamente facendo i conto con il virus. Al momento, con la pandemia in atto, difficile fare previsioni, ma un’ipotesi di calendario è stata abbozzata. Questa prevede una ripartenza, seppur monitorata, a partire dal 3 giugno per giocare le dodici giornate rimanenti (con turni infrasettimanali) e chiudere la stagione il 12 luglio, ovvero in piena estate. La data del 31 maggio è invece la prima utile, così si spera, per giocare i recuperi della venticinquesima giornata. E’ l’ipotesi caldeggiata dal presidente della federcalcio per evitare di cristallizzare le classifiche all’ultima giornata disputata senza assegnare titoli. Il calcio vuole tornare a vivere ed è disposto a giocarsi l’estate pur di portare a termine tutti i campionati. Ed il parere è condiviso dalla stragrande maggioranza dei presidenti anche se si continua a urlare cercando di far prevalere una linea anziché un’altra. In effetti le parole del presidente Gravina, sempre virus permettendo, sono le più sagge e sono condivise dalle altre federazioni. Quindi, chiudere i campionati, assegnare i titoli e poi pensare anche all’Europa. Perché la Uefa, dopo aver rinunciato ad Euro 2020 con una perdita di circa 400 milioni di euro, non viole perdere altri soldi con la mancata disputata di Champions ed Europa League. E così, con i campionati chiusi al 12 luglio, ci sarebbe la possibilità di andare avanti nel cuore dell’estate con le coppe europee. Barcellona-Napoli, ritorno di Champions, troverebbe nel 18 luglio la data ideale per chiudere il tutto a ferragosto o giù di lì. Poi, ci sarà da vedere se la ripresa sarà a porte aperte o chiuse, ma questi sono dettagli che verranno valutati al momento. Quello che conta è chiudere ad agosto il ciclo calcistico del 2020 e ripartire a settembre con un calendario strettissimo per non compromettere l’europeo. Scelte delicate, difficili, maturate con la volontà di limitare i danni dal pinto di vista prettamente economico.  Pensandoci bene, la linea Gravina, è l’unica plausibile, per evitare polemiche. Il pallone vuole tornare a rotolare, ma la prima partita da vincere, sarà quella con il coronavirus. Da vincere e pure in tempi brevi, per non mandare all’aria il castello di speranze che il calcio sta con difficoltà, provando a costruire.

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