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Diario di Viaggio: Bucarest, la Parigi dell’Est

REPORTAGE

Massimo Ciccognani

BUCAREST La voglia di scrollarsi di dosso il recente passato, con la gente che non si fa scrupoli ad etichettare il mai compianto Nicolae Ceausescu come “matto” o “megalomane”. Benvenuti a Bucarest, capitale europea dal 2007, in attesa di entrare a pieno titolo nell’Euro. Gente bella e semplice, quella di Bucarest, sorniona e sorridente, leale ed onesta. Te ne accorgi appena scendi dall’aeroporto Henri Coanda, meglio conosciuto come Bucarest-Otopeni. Una imponente fila di taxi gialli e una scritta fin troppo chiara:il servizio costa 1,99 Leu al chilometro. Diffidare da chi applica altre tariffe. Una città bella e interessante, simbolo di resilienza e determinazione, piena di giovani e di persone pronte ad accogliervi nel migliore dei modi. Per arrivare in centro città si spende intorno agli 8-10 euro massimo. E via alla scoperta di una città che se non la conosci e la vivi, non la puoi giudicare. Bucarest ne ha di storie da raccontare e basta girare per la città per rimanerne catturati. Atmosfera elegante tanto che Bucarest è stata ribattezzata la “piccola Parigi”, dal fascino rimasto intatto nel tempo, un filo sottilissimo tra passato e futuro, di chiaro stampo latino, origine che i cittadini di Bucarest rivendicano con orgoglio tanto che hanno collocato una statua della lupa capitolina con Romolo e Remo, nel cuore della città. Una Bucarest dalle mille risorse, dall’atmosfera romantica, dalla old city che ricorda Roma con i suoi pavimenti in sampietrini.

La statua della Lupa Capitolina

 

Palazzo del Parlamento

Comincia qui il nostro soggiorno a Bucarest, dal “Palatul Parlamentului”, la famosa Casa del Popolo (Casa Poporului), l’enorme edificio fortissimamente voluto da Nicolae Ceausescu che voleva dimostrare al mondo la grandezza della Romania. E’ il palazzo più grande al mondo, secondo solo al Pentagono. Qui esplode la megalomania del leader Ceausescu: per costruire la residenza, non esitò ad abbattere case, migliaia di persone sfrattate finite in mezzo alla strada. Una delle pagine più tristi della Storia romena del ‘900. Per un attimo di relax, impossibile non fare sosta alla storica birreria “Caru’ cu bere”, costruita su due piani. S i mangia bene (grigliata mista carne favolosa) e la bitta è di ottima qualità. Altra tappa imperdibile del tour è naturalmente la Piazza della Rivoluzione (piata Revolutiei), il luogo dove il 21 dicembre 1989 il regime comunista di Nicolae Ceausescu cominciò a crollare. Qui è ancora vivo il ricordo di quei giorni, un passato che torna sempre alla memoria grazie ad una bandiera bianca, il Memoriale della Rinascita, un monumento di 25 metri con una colata di vernice rossa per sintetizzare  il dolore. Un atto vandalico che il nuovo governo ha deciso di non rimuovere, per non dimenticare.

C’è tanto da vedere in una Bucarest che cresce in fretta, per recuperare il tempo perduto. Ci sono locali dove il tempo sembra essersi fermato, come il “Bohemia Tea House”, per gustare un buon the immersi in una atmosfera romantica. E poi le Terme di Bucarest, nei pressi dell’aeroporto, uno dei più grandi complessi termali d’Europa, che per molti europei è diventato luogo di frequentazione, anche mordi e fuggi. Dalla stessa Roma andata e ritorno in giornata per godere di una bellezza unica, dotate di ogni comfort e in stile tropicale, con palme  gigantesche a fare da cornice ad un impianto che ospita milioni di visitatori all’anno. Immancabile una passeggiata attraverso il  parco Tineretului.

Le Terme di Bucarest

La parata del 1 dicembre Migliaia di persone hanno partecipato alla parata militare presso l’Arco di trionfo di Bucarest in occasione della Festa nazionale della Romania. La parata militare ha preso il via dopo il presidente Klaus Iohannis ha salutato la Guardia d’onore e deposto una corona di fiori all’Arco di trionfo. A prendere parte alla cerimonia circa 4 militari romeni. Al termine della parata, Iohannis ha salutato le persone presenti intrattenendosi con le famiglie. Il primo dicembre la Romania celebra la sua Festa nazionale per ricordare la formazione nel 1918 dello Stato nazionale romeno moderno. Dopo la partecipazione del piccolo Regno della Romania alla Prima guerra mondiale, le regioni storiche nelle quali i romeni formavano la maggioranza della popolazione – la Bessarabia, la Bucovina e la Transilvania – decisero la loro unione con la Romania. Così, il 1 dicembre 1918, con l’unione della Transilvania, si concluse il processo di unità nazionale.

Bella e accogliente, con la gente dal volto burbero ma solo in apparenza, perché il romeno è di grande simpatia, ironico e sociale. Il bello di una città che sta crescendo a vista d’occhio, giovanile ma che non ha perso il fascino dell’old city. Una città all’avanguardia, dove i servizi pubblici funzionano e coprono l’intero territorio della Capitale. Tanti motivi per visitarla, perchè Bucarest non può essere descritta. Va visitata e goduta fino in fondo.

Cartoline da Bucarest

 

 

 

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