Massimo Ciccognani
Non è una partita come le altre e non è solo per José Mourinho. Roma- Real Madrid è l’incrocio che misura davvero dove sono le due squadre. La Roma di Gian Piero Gasperini arriva a questa gara nel mezzo del tour de force più duro della stagione: sette partite in 21 giorni tra Serie A e Champions, incastonata tra Como e Genoa. Il Real Madrid di Mourinho, invece, ha aperto la sua Champions con l’Inter e arriverà a Roma dopo aver gestito con grande prudenza i suoi big. Negli ultimi giorni il club ha recuperato Mbappé, Valverde e Konaté: la sosta nazionali è servita proprio a presentarli al meglio per l’Olimpico. L’unica assenza pesante è quella di Asencio, operato e fuori per tre mesi, che salterà certamente la trasferta.
Per la Roma è il ritorno in casa in Champions dopo sette anni. L’ultima volta all’Olimpico in questa competizione era un altro calcio. Per il Real è la prima vera trasferta insidiosa dopo l’esordio. Con la nuova formula a 8 partite, non puoi permetterti di sbagliare le due in casa contro Slovan e Sporting se vuoi puntare alle prime otto. Ma battere il Real all’Olimpico cambierebbe completamente la classifica e la percezione europea della Roma. Per il Real il discorso è simile: dopo Inter e Roma, il calendario prevede Lipsia, AEK, PSV, Arsenal, LASK e Shakhtar. Un risultato a Roma indirizza il cammino verso la qualificazione diretta.
Gasperini non snaturerà la sua Roma. Pressione uomo su uomo, esterni altissimi, sovraccarichi sul lato palla. Contro un Real che vuole palleggiare dal basso, la prima pressione sarà decisiva. Se la Roma riesce a sporcare la prima uscita di Valverde e Tchouaméni, può correre. È un Real diverso dal passato, meno possesso orizzontale, più verticalizzazioni immediate verso Mbappé e Vinicius. Mourinho conosce perfettamente l’Olimpico e sa che la Roma di Gasperini concede spazio alle spalle se la pressione non è perfetta. L’arma sarà la transizione: Huijsen, proprio il difensore che Mou lanciò a Roma nel 2024, a impostare lungo per i due davanti.
Il duello centrale sarà tra Mancini e Mbappé. Se la Roma tiene la linea alta senza farsi bucare centralmente, ha una chance. Se il Real trova campo aperto, diventa una notte lunghissima. Gasperini lo sa: in queste notti l’Olimpico può spostare 10 punti di percentuale di possesso palla solo con il rumore. Roma-Real Madrid non deciderà la Champions, ma dirà se la Roma di Gasperini può davvero stare tra le grandi e se il Real di Mourinho ha già una sua identità. È la partita più seria di ottobre. E forse, dell’intera stagione. È la notte che nessuno voleva disegnare così presto. Ma è anche la notte perfetta per capire che tipo di Roma sarà in Europa.


