Filippo Traini
Zinedine Zidane sulla panchina della Francia, non è solo una nomina, è una restituzione. E’ il nuovo commissario tecnico della Francia. Diciottesimo selezionatore nella storia dei Bleus dai tempi di Henri Guérin nel 1964, succede a Didier Deschamps chiudendo un ciclo durato 14 anni. Contratto fino al Mondiale 2030. Incarico ufficiale dal 1° agosto, con debutto nella Nations League 2026-27, poi qualificazioni a Euro 2028 e al Mondiale 2030. Deschamps lascia da leggenda: Mondiale 2018, Nations League 2021, finale in Qatar 2022. L’ultima partita è stata la finalina del Mondiale 2026 contro l’Inghilterra, dopo la semifinale persa contro la Spagna. Un’uscita dignitosa per l’uomo che ha tenuto la Francia al vertice per più di un decennio.
Il segno del destino Dopo aver lasciato il Real Madrid nel 2021, Zidane ha rifiutato tutto. United, PSG, Juve. Lo ha detto anche alla presentazione: il lavoro con la Francia era l’unico che voleva davvero. Cinque anni di attesa, di silenzio, di “quando toccherà a Zizou?”. Ora è toccato. E l’impatto mediatico è stato immediato. Il 21 settembre a Clairefontaine, primo allenamento. Zidane in tuta bianca con il galletto, fischietto in mano, pallone sotto il braccio.
Cosa cambia Deschamps era equilibrio, pragmatismo, 4-2-3-1 granitico, gestione del gruppo. Zidane sarà tre cose diverse: Gestione dei fenomeni, non del sistema. Lo ha imparato a Madrid vincendo tre Champions consecutive. Non è un integralista tattico, è un gestore di ego. E in una Francia con Mbappé, Olise, Camavinga, Tchouaméni, serve proprio quello. Coraggio tecnico. Vuole un numero 10 vero, cosa che con Deschamps era utopia. Punterà su Rayan Cherki in quanto capace di giocare tra le linee e svolgere ruoli creativi. Poi, verticalità e libertà. Ci si aspetta un 4-3-3 fluido, con un regista basso alla Kroos – e Tchouaméni è perfetto – e due mezzali che si buttano dentro. Mbappé più centrale, più vicino alla porta. Prendere la Francia dopo Deschamps è il lavoro più difficile del mondo. Perché vincere non basta: devi convincere. Lui che è salito sul tetto del mondo nel ’98 e ha il record di tre Champions consecutive con il Real Madrid. Il compito è riportare la Francia lassù, dove tutto è più bello. E’ il nuovo artista della Francia e non avrà più solo il dovere di vincere, ma anche quello di incantare.
Il Gruppo di Nations è tosto. L’esordio in Turchia che non è campo facile, poi l’Italia di Mancini e il Belgio. Non ha tempo per apprendere, deve solo vincere, perchè è questo che chiede la federazione. L’amarezza americana non è stata ancora metabolizzata. Serve tornare a vincere, perchè dalle parti di Clairefontaine, il Centro Tecnico Federale, dove la Francia è una fede, liui, Zizou, ne dovrà essere il profeta.


