Antonio Mengoni
Ci voleva carattere, e il Torino di Ignazio Abate lo ha mostrato tutto. Al Franchi, nell’anticipo della 3a giornata, i granata ribaltano la Fiorentina e portano a casa tre punti pesantissimi: finisce 1-2 per il Toro. È una vittoria di testa e di gambe. Perché per un tempo la partita resta inchiodata, bloccata, quasi timida. Lo 0-0 dell’intervallo racconta un primo tempo di studio, con tanto possesso granata ma poche occasioni vere. Il copione cambia tutto nella ripresa. La Fiorentina di Fabio Grosso parte forte e la sblocca dopo appena due giri di lancette. Centro di Dragusin e zampata vincente di Pellegrino per l’1-0 viola. Il Franchi esplode, il Toro sembra accusare il colpo.
Abate però non ci sta. Mette mano ai cambi, alza il baricentro, e il dato più clamoroso del pomeriggio lo testimonia: 61% di possesso per il Torino contro il 39% dei viola, un dominio territoriale insolito per una squadra in trasferta a Firenze. Il pareggio è nell’aria e arriva con il gol più beffardo per il Franchi: a segnare è Rolando Mandragora, ex di turno, servito da Eray Coemert per l’1-1. Un sinistro secco che gela lo stadio. La Fiorentina prova a reagire con Gnonto e Arthur Atta, ma Lucas Perri è super con 5 parate contro le 2 di De Gea – e poi viene punita. A otto dalla fine il sorpasso: il neoentrato Belghali sfonda a destra e mette in mezzo un pallone perfetto per Aams che non perdona: 1-2 Torino. È il gol che chiude la partita. Da lì in poi è gestione granata, con il Toro che resiste ordinato e porta a casa una vittoria che vale doppio: perché ottenuta in rimonta, in uno stadio ostico, contro una Fiorentina che aveva tirato di più – 13 conclusioni contro 7 – ma con meno precisione. Per Grosso è una serata amara con tanto di contestazione alla fine, per Abate la conferma che questo Torino ha un’anima.

