IO TIFO NAPOLI

Delusioni e speranze

Salvatore Savino *

Sono tornati: erano lì, nascosti nel sottobosco più fitto, ma attendevano con ansia di poter rimettere il muso fuori e azzannare la preda. Per farlo però, occorreva che quest’ultima fosse ferita, più esposta, altrimenti si sarebbero ben guardati dall’attaccarla. Purtroppo, il Napoli di Copenaghen questa occasione l’ha regalata su un piatto d’argento: nel turno Champions infatti, quando tutto sembrava volgere al bello, in vantaggio di una rete e con l’uomo in più, la squadra azzurra è riuscita nella difficile impresa di far pareggiare i danesi, senza poi riuscire a segnare e a riprendendersi la vittoria. Per il cammino in Europa non è ancora detta l’ultima parola, ma quella con il Chelsea non promette essere una gita di piacere. Prima di analizzare la situazione, chiarisco che sono e resto dalla parte del tecnico e della società, che, nonostante qualcuno gradirebbe di no, remano dalla stessa parte e di comune accordo. Questa posizione non mi impedisce però di fare alcuni ragionamenti, di ordine tattico e tecnico: le scelte del mercato estivo, al netto degli Infortuni, sembrano non avere apportato quei miglioramenti che era lecito attendersi, e qualcuno dovrà pure attribuirsene la paternità. Sulla situazione dei reiterati infortuni muscolari a catena, sono certo che società, allenatore, e staff, da quello tecnico a quello sanitario, staranno approfondendo l’argomento, per trovare le cause e i rimedi, e per evitare che in futuro abbiano a ripetersi. Giocare una partita ogni tre giorni, con annessi carichi fisici e nervosi, quando, guardando dentro lo spogliatoio, ti accorgi che ti mancano, in ordine sparso: DeBruyne, Anguissa, Gilmour, Rrahnani, Politano, hai Lukaku che è presente ma ancora in ripresa, e non hai nemmeno Mazzocchi e Marianucci, non in lista, e non hai  Meret, non è sicuramente cosa facile e non lo si mette in dubbio. Sicuramente, avere in panchina un allenatore del livello di Conte ci ha probabilmente evitato il crollo della stagione, come quella vissuta post terzo scudetto, ma quello che è accaduto in Danimarca ha mostrato alcune problematiche evidenti. Prima di tutto, una difficoltà, emersa anche con Parma, Verona e Sassuolo, ad affrontare squadre che si arroccano in difesa chiudendo gli spazi, e non è un caso che l’unico, striminzito gol di queste tre gare, sia avvenuto contro il Sassuolo, che a differenza delle altre due ha provato almeno a giocare. Contro difese strette, il Napoli non sa come muoversi: giro palla lento, lentissimo, non ci sono uomini che sanno verticalizzare, e si sfruttano poco i cambi di gioco, per i quali però occorrono i piedi buoni. Tatticamente, la scelta di Gutierrez a destra per mantenere la scelta del piede invertito e favorire gli inserimenti, tornando alla partita Copenaghen, ha portato però la perdita di un tempo di gioco, visto che lo spagnolo rientrava sempre sul sinistro. Preoccupa l’involuzione di un difensore della qualità di Buongiorno, così come il mancato impiego di Beukema apre a pensieri cupi. Più che le scelte dell’allenatore, in Danimarca hanno influito errori tecnici dei singoli, perché tatticamente il Napoli è stato in dominio costante per tutta la partita, e questo in Champions non è cosa facile da ottenere. Siamo ad un bivio nevralgico della stagione azzurra: nei prossimi dieci giorni c’è tutto quello che il Napoli può raggiungere o abbandonare. Le partite con la Juventus e il Chelsea sono lo spartiacque dell’anno, e mentre quella a Torino sarà partita importante ma non definitiva, viste le tante gare che restano da disputare, la sfida con il Chelsea, é da dentro o fuori. L’ unico che può dare a noi tifosi la speranza di crederci è Antonio Conte: lui conosce lo spogliatoio, le verità nascoste, i silenzi di chi mugugna e la passione di chi ci crede. Solo lui può far emergere le motivazioni, l’ orgoglio, le qualità dei calciatori che sono in rosa, di quelli che rientreranno e, chissà, di qualche nuovo arrivo. Come più volte scritto, non mi iscrivo al gruppo di quelli che si affidano ai venti, e orientano l’imbarcazione in base alla direzione di Eolo, perché spesso ci si imbatte in procellosi ostacoli, nei quali è difficile poi non naufragare. Ero e resto a fianco del mio Napoli, della squadra, del mister, della società, e sono sicuro che, con la stessa intensità con cui la delusione di Copenaghen mi ha avvolto l’animo, sapranno donarmi di nuovo la gioia di esultare. Speriamo ciò accada già a Torino, dove vincere avrebbe, e  potete immaginarlo, un gusto senza pari, per tutta una serie di motivi su cui è superfluo intrattenervi. Crediamoci. Forza Napoli Sempre

*Scrittore, tifoso Napoli