Anoir Assou
Udinese–Inter non è una partita come le altre, soprattutto per i nerazzurri. Il Bluenergy Stadium riporta alla memoria una delle prime crepe della stagione: quella sconfitta casalinga di San Siro, alla seconda giornata, che fece capire subito quanto il percorso post-Champions persa in finale e lo scudetto svanito all’ultima giornata contro la Lazio, sarebbe stato più complesso del previsto. Un passaggio a vuoto che, per modalità e atteggiamento, lasciò scorie profonde.
Oggi il contesto è diverso. L’Inter arriva a Udine da capolista e con una rinnovata solidità, reduce dalla vittoria sofferta ma pesantissima nel recupero infrasettimanale contro il Lecce. Un successo che ha restituito punti fondamentali nella corsa scudetto e ha confermato la capacità della squadra di Chivu di saper vincere anche le partite sporche, quelle che spesso fanno la differenza a maggio.
Il calendario però non concede tregua. Gli impegni ravvicinati, un’infermeria ancora affollata e un mercato che fatica a decollare impongono riflessioni profonde. Chivu è chiamato a dosare energie e uomini senza snaturare l’identità costruita in questi mesi: proposta, pressing alto, coinvolgimento collettivo e una produzione offensiva costante, anche quando la brillantezza fisica non è al massimo.
In avanti è atteso il ritorno dal primo minuto di Lautaro Martinez e Pio Esposito, partiti dalla panchina contro il Lecce, mentre a centrocampo non è da escludere un turno di riposo per Zielinski. L’idea resta quella di presentarsi con una formazione competitiva, consapevole però della necessità di gestire uno sforzo continuo in una fase della stagione cruciale.
Dall’altra parte c’è un’Udinese che resta una “gatta da pelare”. Una sola vittoria nelle ultime cinque non racconta fino in fondo una squadra intensa, fisica e tradizionalmente ostica, capace di esaltarsi contro le grandi. Il rientro di Atta a centrocampo è una notizia importante per i friulani, mentre l’assenza di Zaniolo limita le soluzioni offensive. Resta però un avversario che vive di duelli, seconde palle e ritmo, elementi che all’andata misero seriamente in difficoltà il palleggio nerazzurro.
Per l’Inter, Udine è un banco di prova che va oltre i tre punti. Serve continuità per tenere salda la vetta, ma soprattutto serve dimostrare di aver davvero imparato la lezione di San Siro. Perché crescere, oggi, significa anche saper affrontare e superare i fantasmi che hanno segnato l’inizio di questa stagione.






