Anoir Assou
L’Inter riparte dal successo di misura sul campo dell’Atalanta di Raffaele Palladino, una vittoria che ha rimesso ordine nella classifica e, soprattutto, nello spirito. Ma il calendario non concede tregua: il 4 gennaio a San Siro arriva il Bologna, avversario che negli ultimi anni si è trasformato in una vera e propria nemesi per i nerazzurri. I fantasmi sono noti e ancora vivi. Dalla mezza rovesciata di Riccardo Orsolini che ha inciso al tramonto dello scorso campionato, al clamoroso autogol di Andrei Radu nel 2021 che spalancò la strada allo scudetto rossonero, fino alla sconfitta in superiorità numerica contro il Bologna del compianto Sinisa Mihajlovic. Episodi diversi, stesso filo conduttore: un’Inter che, di fronte ai rossoblù, sembra irrigidirsi, perdere lucidità, farsi prendere dall’ansia.
Dall’altra parte c’è la squadra di Vincenzo Italiano, reduce da una sconfitta con la Juventus e da un pareggio contro il Sassuolo. Risultati che costringono il Bologna a cercare punti per restare agganciato al treno europeo. Una formazione capace di grandi notti e di prestazioni sopra il livello, soprattutto quando può giocare senza pressioni e con l’idea di colpire nei momenti giusti. Eppure, il contesto racconta anche altro. L’Inter che si presenterà a San Siro sembra diversa: più rabbiosa, più affamata, meno incline a specchiarsi nei propri timori. La gestione di Cristian Chivu sta producendo una metamorfosi lenta ma evidente, uno stacco progressivo con il passato recente. È un’Inter che vuole imporre il proprio calcio, che accetta il rischio e che prova a trasformare le ferite in carburante emotivo. La sfida con il Bologna diventa così molto più di una partita di campionato. È un banco di prova psicologico, prima ancora che tecnico, all’inizio di un 2026 che si annuncia fitto e impegnativo, con incroci delicati contro Parma, Napoli e anche in Europa contro l’Arsenal. Battere la squadra che più di altre ha fatto male negli ultimi anni significherebbe voltare pagina davvero.
Resta la domanda di fondo: l’Inter riuscirà a scrollarsi di dosso la propria bestia nera e a inaugurare il nuovo anno con una vittoria che sappia di liberazione? La risposta, come spesso accade, passerà dal campo e dalla capacità di trasformare la memoria del dolore in forza collettiva.






