La sera dei miracoli

Salvatore Savino *

Il cammino delle finali azzurre è ripartito, e questa volta con l’unico risultato che serviva: la vittoria. A scanso di equivoci, vorrei subito chiarire una cosa: al di là degli errori tattici di Conceicao e della difficoltà di gestire della società rossonera, la rosa del Milan è fortissima, forse seconda solo a quella dei loro cugini interisti, motivo per cui la vittoria del Napoli merita ancora maggiori soddisfazioni. C’era preoccupazione a Fuorigrotta domenica sera: si temeva che il Napoli non sarebbe riuscito a riprendere il cammino da vincente. Qualcuno, anche se non ne avrà il coraggio di ammetterlo pubblicamente, sotto sotto quasi ci sperava, pur di poter criticare la società. Mi rendo conto che può apparire assurdo, per chi non conosce la realtà napoletana, eppure, credetemi, c’è ancora una notevole fetta di persone che sono più interessate a criticare la società che a tifare per i propri beniamini. Il Napoli ha annichilito il Milan sin dai primi minuti, anche se, nel calcio come nella vita, a volte tutto cambia per pure combinazioni che si creano. Conte sembrava orientato a confermare l’assetto tattico delle due punte, magari per sfruttare il buon momento di Jack Raspadori, ma cosa accade? Che Scott McTominay prende una brutta influenza, esce dalla lista dei disponibili, e in qualche modo costringe il mister a ritornare, complice anche il rientro di David Neres, al 4 3 3 di antica memoria. E sembra di fiorire, il Napoli: il diavolo é in un angolo,  stordito, surclassato da undici leoni in maglia azzurra. Politano apre subito le danze dopo pochi secondi, e poi Romelu Lukaku (a proposito, complimenti a Big Rom per i 400 gol in carriera ) piazza il colpo decisivo. Gioca bene il Napoli, muove il pallone con velocità ed eleganza al tempo stesso, e costringe il Milan ad essere poco più che uno sparring partner. Nel secondo tempo, i rossoneri, non fosse altro che per dignità e blasone, si sistemano diversamente in campo:  Conceicao decide che è il momento di inserire i campioni come Leao, dando una spinta notevole sugli esterni. Il Napoli però, regge bene, e solo un calcio di rigore può costringerlo a mettere a rischio la vittoria, ma in quel caso ci pensa Meret a bloccare Il mancino di Santiago Gimenez. Il diavolo sbuffa, attacca con veemenza, e riesce a ridurre le distanze, ed è in quel momento che Antonio Conte sembra ergersi come il vero condottiero al comando della sua truppa. Complice la stanchezza e piccoli acciacchi, inserisce Juan Jesus e schiera la linea di trincea senza dare modo al Milan di rubarci la vittoria.

Entra JJ per mettere i tre centrali,  non perché non avesse altri centrocampisti. Guardiamo avanti: ora tocca al Bologna, ed è un attimo tornare con la mente ad un pomeriggio del ’90, quando il Napoli di Diego, di Careca, di Alemao, andò a cucirsi una bella fetta di quello che sarebbe stato il secondo scudetto. Il Bologna di Vincenzo Italiano è una squadra di grande qualità, che nelle ultime settimane ha scalato la classifica, fino a rientrare nella ristretta cerchia delle pretendenti alla Champions League. La partita sarà difficile, certo, ma il Napoli non può permettersi di lasciarsi andare: deve vincere. Mancano adesso otto finali, e non esistono alternative alla vittoria. Possiamo e dobbiamo crederci, e sarebbe sportivamente delittuoso non provarci fino all’ultimo minuto. L’inter ha una rosa fortissima? Vero. Hanno un monte ingaggi molto maggiore del nostro? Vero anche questo. Ma loro non sono il Napoli: non hanno Conte in panchina, e forse, presi da tanti impegni, potrebbero non avere la nostra fame di vittoria. Come già dicevamo la volta scorsa, questo non è il tempo di pensare al futuro, di sapere se Conte resterà, se il mercato porterà o meno nuovi campioni, e non è neanche il tempo di pensare al passato, di tornare ad annoiarci con le vecchie storie del 77 e del suo addio. Questo è il tempo di credere nel gruppo, in chi è rimasto per provarci, in chi vive spesso la panchina ma è pronto a dare tutto se’ stesso pur di andare a raggiungere il sogno, vero Cholito? Si va a Bologna, quindi, e speriamo, come direbbe il grande bolognese dall’anima napoletana Lucio Dalla, possa essere davvero la sera dei miracoli, una sera così dolce che si potrebbe bere, da passare in centomila in uno stadio, e sarà lì, sul campo di Bologna, che noi napoletani dobbiamo credere alla vittoria, a quella luce che diventa sempre più grande della notte che sta per finire, pronti a salire su quella nave che fa ritorno per portarci a dormire. E a sognare il titolo. In attesa di salutarci, restiamo tra le stelle: prima della gara con il Milan, la squadra e l’intera città hanno reso omaggio ad un’altra meravigliosa stella azzurra, che adesso brilla nel cielo, ed illumina il buio di chi lo ha amato e continuerà a stringerlo idealmente tra le proprie braccia. Nulla lenisce un dolore così immenso, ma nulla può mai essere più forte dell’amore. Ciao Diego, piccolo grande campione: la vittoria sarà anche per te, e per chi ti ha amato e lo farà in eterno. Forza Napoli Sempre

*Scrittore, tifoso Napoli

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