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IL CASO

Dietrofront Infantino: stop alla vendita ai privati del Mondiale

Troppe divisioni: il presidente ritira il progetto

La verità, aveva torto. E così il presidente della Fifa, Gianni Infantino, dopo le proteste di mezzo mondo sulla proposta relativa alla costituzione del “Fifa Forward Enterprise” (FFE), il progetto che prevedeva la creazione di una società per la gestione dei diritti commerciali, delle licenze e dell’organizzazione delle competizioni globali, compresi i Mondiali, con l’apertura a investitori privati, ha fatto marcia indietro. La realtà ci dice che dopo la presentazione del progetto, Uefa, Concacaf (la confederazione del Nordamerica, Centroamerica e dei Caraibi e l’Afc, la federazione asiatica, si sono detti contrari al progetto di vendere e quindi privatizzare una parte del Mondiale. 

D’altra parte la Uefa, era stata chiara. “La Uefa e le sue federazioni nazionali non parteciperanno alle competizioni Fifa”, fa sapere il massimo organismo calcistico europei dopo un riunione online convocate d’urgenza per mettere un freno alla proposta di Infantino di 20 milioni di dollari a ciascuno dei 211 membri mondiali, da accettare entro metà settembre. “È irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata quasi all’approvazione senza alcuna consultazione significativa con coloro a cui è affidata la gestione di questo sport. Non si tratta solo di una grave mancanza di leadership, ma di una vera e propria abdicazione al dovere della Fifa di custode del calcio mondiale”, aggiunge la Uefa. Si tratta, come spiegano da Nyon, di una decisione “non democratica, ma basata sull’intimidazione”. Per cui, “nessuna nazionale Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in piedi, a meno che non vengano abbandonate nella loro interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni a proprietà private”. E a caduta, sono arrivate le proteste di Concacaf e Afc che hanno ridotto ai minimi termini la forza politica di Infantino. Che dopo aver difeso a spada tratta il progetto, ritenuto un’opportunità irripetibile per sbloccare valore commerciale inesplorato e garantire fondi di sviluppo alle 211 federazioni affiliate, è stato costretto a rivedere i suoi piani.

Di fronte alle profonde divisioni generate e alle preoccupazioni sollevate da più parti, la Fifa ha deciso di fare un passo indietro. Nella nota ufficiale diffusa per comunicare lo stop, è stato sottolineato che l’obiettivo primario dell’organizzazione resta quello di unire e migliorare il movimento calcistico globale, rendendo insostenibile proseguire con un progetto divisivo. Il comunicato “Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di supporto, non è più nell’interesse dell’obiettivo prefissato. Il nostro scopo è sempre stato – e sarà sempre – unire e migliorare. Di conseguenza, questa proposta non verrà portata avanti”. Lo afferma la Fifa in una nota ufficiale riguardo l’ipotesi di vendere a fondi privati il Mondiale, con un’apertura a una nuova società controllata che ne gestisca i diritti commerciali.

“Il progetto Fifa Forward Enterprise era nato con l’intenzione di fornire una base per rafforzare ulteriormente le nostre associazioni e il nostro sport nel mondo, specialmente in quei Paesi dove è richiesto più sostegno – si legge nella nota firmata dal presidente Infantino -. Inoltre, come abbiamo detto sin dall’inizio, questo progetto doveva essere realizzato solo con il sostegno della maggioranza delle associazioni che fanno parte della Fifa e sempre previa consultazione con loro, con il consiglio federale, le Confederazioni e le altre parti interessate. D’ora in poi – conclude Infantino – il mio obiettivo sarà quello di unire di nuovo tutte le parti interessate nei prossimi giorni e settimane, nello spirito di un interesse comune per il nostro sport e con l’obiettivo di continuare a fare crescere il calcio ovunque, in particolare in quei Paesi che hanno bisogno maggiormente del nostro sostegno”.

Le reazioni Il dietrofront è stato accolto con favore dalle istituzioni calcistiche internazionali. Lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, presidente dell’Afc, ha espresso soddisfazione per il ritiro della proposta, ribadendo l’importanza di una governance trasparente e di un dialogo collettivo preventivo per qualsiasi iniziativa in grado di influenzare il calcio globale. Con l’accantonamento definitivo del progetto FFE, si chiude così una delle fasi di maggiore tensione e conflittualità tra i vertici del calcio internazionale. Punto e a capo, perché come aveva ribadito Ceferin, con il sostegno delle 55 federazioni europee, il calcio non è in vendita. Infantino, se vorrà, dovrà studiare un piano alternativo, purché condiviso con un mondo, calcistico. che ha voglia di crescere, è vero, ma senza vendere il proprio tesoro.  

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