Salvatore Savino *
La vittoria contro il Torino, abbinata alla sconfitta della Roma sul campo del Genoa, ha ridato ossigeno al Napoli, che ha rimesso una distanza di sicurezza rispetto al 5º posto, fondamentale nella rincorsa Champions di questo finale di stagione. Mancano 10 partite al termine del campionato e, tranne che per la gara con il Milan al Maradona e la trasferta a Como, ci sono fondate possibilità di vincerle tutte, cosa che farebbe chiudere a 86 punti. Lascio ai lettori le riflessioni su questo argomento, pensando ad una frase di Nelson Mandela: “a volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.” Per cominciare, anzi, per continuare bene il percorso vincente, la prossima avversaria sarà il Lecce: tribolato, malmesso, pericolante ma pericoloso. Si torna con la mente ai grandi Napoli-Lecce, quelli che sono rimasti nel cuore negli occhi dei tifosi azzurri, e non sono mai state gare facili, anzi, sempre sofferte, con tanti assenti e anche giocate in momenti in cui il Napoli appariva in difficoltà. Ma, come scrisse il grande poeta indiano Tagore: “la nuvola nasconde le stelle e canta vittoria, ma poi svanisce. Le stelle durano”. C’è una nota insolitamente comune alle partite con il Lecce, ed è l’ infermiera piena. Nel novembre del 1989, nel campionato che porterà al 2º scudetto, il Lecce di Mazzone arriva a Napoli con il solito assetto tattico attento e furbo del Sor Carletto. A noi mancano Careca, Alemao, Francini, Renica e non mi sembra poca roba. La gara si fa dura, ostica, e il Lecce fa il 2 a 2 con il primo gol in serie A di un giovanissimo mediano nato proprio nella città salentina, un certo Antonio Conte, che in questo momento mi pare di ricordare bene. All’ultimo minuto è Andrea Carnevale, il bomber di Monte San Biagio, a portare a casa il gol del definitivo 3 a 2. Passano 19 anni da allora, e ne è passata di acqua sotto i ponti: da Maradona e gli scudetti abbiamo vissuto retrocessioni e fallimento, ma ora siamo tornati, e prima del Natale del 2010 ritorna a Napoli il Lecce. Anche stavolta, come dicevo prima, infortuni come se piovesse: mancano Aronica Cannavaro, Campagnaro, Pazienza ed il Pocho Lavezzi, ma in campo però, tra i tanti, scendono due campioni in maglia azzurra. Uno ci è abituato, è un bomber di enorme caratura internazionale, che poi volerà verso club prestigiosi, l’altro è uno non abituato alle luci della ribalta, non ha vissuto le prime pagine dei quotidiani sportivi, ma è un esempio di sacrificio ed abnegazione. Mancano pochissimi minuti alla fine quando Corvia, attaccante giallorosso, evita la difesa azzurra e calcia a botta sicura verso la porta sguarnita. Come in una gara ciclistica su pista, il pallone rotola verso la rete ma, dalla parte opposta, corre un terzino di quasi 34 anni, che mostra a tutti cosa significano sacrificio, dedizione e attaccamento alla maglia: si chiama Gianluca Grava, e con una scivolata magnifica, arriva sulla linea di porta prima del pallone, e lo ricaccia via, salvando il Napoli. Quasi sulla sua respinta, gli azzurri ripartono all’assalto dei salentini, fin quando, nei pressi della linea mediana del campo, il pallone viene affidato al Matador Cavani. Palla al piede, supera in velocità tre, quattro avversari. Giunto a qualche metro dall’area di rigore, spara una bordata all’incrocio dei pali, ed è delirio partenopeo. Come direbbe George Bernard Shaw, “il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in novanta minuti.” Ora sarà di nuovo Napoli-Lecce, ed anche stavolta, lo spogliatoio azzurro sembra il set di una puntata del dottor House: Rrahmani, Di Lorenzo, Lobotka, Neres, Vergara. Anche questa volta, però, il giovane mediano del primo gol in serie A, stavolta dall’altra parte della barricata, troverà il modo di portare a casa una vittoria necessaria, direi fondamentale.
Il mondo è pieno di terrore, di guerre, di dolore, ma noi parliamo di calcio: a volte enfatizziamo i concetti proprio per cercare un momento di svago, di distrazione, e vorremmo che fossero davvero le partite di calcio l’unica occasione di sfida tra paesi nel mondo. Credo che il Napoli possa vincerla questa partita con il Lecce, che serve tantissimo, per l’immediato e per il futuro. Chissà, magari non c’è due senza tre, e ci sarà un gol all’ultimo minuto che riuscirà a farci portare a casa il trionfo e i 3 punti. Del resto, Fedor Dostoevskij, nelle “Notti Bianche”, scriveva: ” Un minuto intero di beatitudine è forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?”. Forza Napoli Sempre.
*Scrittore, tifoso Napoli





