IO TIFO NAPOLI

I sogni non si toccano

Salvatore Savino *

Nel calcio tutto o quasi si può considerare accettabile: la vittoria, la sconfitta, i pareggi, gli infortuni, i salvataggi miracolosi, i gol spettacolari e quelli di rimpallo, la fortuna e la sfortuna l’arbitraggio di qualità e  quello meno valido: tutto o quasi insomma, ma c’è una cosa che non è accettabile: distruggere i sogni dei bambini. Parliamo di calcio naturalmente, perché nel mondo, purtroppo, ci sono bimbi che hanno ben altre tragedie a cui far fronte, sempre per colpa degli adulti. Se un bimbo si avvicina al calcio, magari per emulare o sentirsi più vicino al papà, nessuno ha il diritto di distruggere questo sogno. Sono passati ahime’ più di cinquanta anni da quando, per la prima volta, entrai allo stadio San Paolo, ma è vivo dentro di me il ricordo. Erano giorni che non aspettavo altro, sin da quando seppi che sarei andato “a vedere il Napoli”. Nonna e mamma si preoccupavano del freddo, del caldo, per cui discutevano se farmi indossare il giaccone da neve o la canottiera, e poi del pranzo, del panino prima o dopo… io non sentivo nulla: la mia mente ed il mio cuore erano già a Fuorigrotta, e non mi interessava andarci vestito d’estate o d’inverno, sazio o digiuno, perché nel mio sogno di bambino vedevo già il Gringo Clerici che, dopo un gol, veniva ad esultare, braccia al cielo, sotto i distinti, e poi i lunghi capelli di Braglia, che avrebbe fatto doppietta. Arrivammo. Io, con la manina stretta in quelle grandi e protettive di papa’, avevo il cuoricino che batteva a mille. Lo stadio mi apparve enorme, e i cori ed il ritmo dei tamburi riecheggiavano nella mia anima, come un’armonia fantastica. Dopo l’ultimo gradino, l’immenso e bellissimo prato verde del San Paolo. Giravo lo sguardo da ogni lato, senza mai fermarmi, volevo che quelle immagini rimanessero impresse nella mia memoria per sempre, e così è stato. Non ricordo come finì la partita, e nemmeno conta. Quell’anno io cominciai a sognare di vincere lo scudetto, e lo vedevo negli occhi speranzosi di mio padre, di mio zio, degli amici che erano sempre con loro. Qualche settimana prima, la Juventus aveva maramaldeggiato su di noi per due a sei, ma non contava nulla. Ci credevano tutti in quel sogno tricolore: lo si sentiva a pelle, ed invece alla fine arrivammo secondi, proprio a due punti dalla Juventus, e in quel momento mi resi conto che tifare per il Napoli significava amore sconfinato ma anche tante amarezze. Ci sarebbero voluti altri tredici anni, ma lo scudetto sarebbe arrivato, e col più forte di sempre in maglia azzurra. Ero un bimbo che sognava, che si rivedeva nei suoi idoli, che gioiva vedendo il sorriso sul volto del papà. Anche a Bergamo, domenica scorsa, c’erano tanti bambini in maglia azzurra, nonostante i divieti regionali, ma i napoletani sono ovunque, e tutti sognavano di vedere il loro Napoli vincere. Sognavano di essere sollevati in braccio dai papà e cantare con loro. Chissà, vivendo lontano, quella sarebbe stata forse l’unico occasione dell’anno per farlo, e chissà quante emozioni nei giorni precedenti, immaginando un gol memorabile di Hoijlund. Invece il sogno gliel’hanno infranto. I sogni muoiono all’alba, titolava un vecchio film, ed invece sono stati annientati in un pomeriggio domenicale, il giorno dedicato alla festa. Non si distruggono i sogni dei bambini. Non oso pensare a cosa hanno dovuto inventarsi i papà per asciugare le lacrime di un figlio che la partita sul terreno l’aveva vista vincere, e che invece, con pochi sibili di fischietto, si è visto crollare il castello incantato. Magari, il giorno dopo, a scuola, sarà stato anche schernito dai compagni di classe, tifosi di altre squadre, e avrà ingoiato lacrime amare. Non si distruggono i sogni dei bambini. Trovate regole nuove, cambiate i protocolli var, trovate una uniformità di giudizio in base ai regolamenti, o per il calcio sarà una lente agonia. I bimbi praticano altri sport, hanno altri diversivi che noi non avevamo, e se gli togliamo anche il sogno di diventare tifosi della propria squadra, nel giro di pochi anni gli stadi saranno tristemente vuoti. Rifletteteci. Non si distruggono I sogni dei bambini. Forza Napoli Sempre 

*Scrittore, tifoso Napoli

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