Massimo Ciccognani
Diogo Jora non era un calciatore come tanti, era la sintesi perfetta dell’attaccante, perché sapeva fare tutto, e bene. Sapeva dribblare, aveva senso tattico, calciava indistintamente con entrambi i piedi, ma era bravo anche di testa. Tanto bravo che nel Liverpool delle stelle, Jurgen Kloop non ha faticato a trovargli posto. Ci mise un battito di ciglia per farsi amare dalla gente di Liverpool, ogni gesto non era mai casuale, perché sapeva sempre come attaccare la porta, e lo facieva con i tempi e le giocate giuste. Se lo ricordano bene anche a Bergamo quando firmò una tripletta fantastica, prima con uno scavetto mancino, poi di destro e sinistro con una facilità disarmante. Un calciatore vero, amato da tutti, osanato dalla Kop che gli aveva dedicato un coro particolare. “Better Figo don’t kwow, ohh his name is Diogo”, ovvero “Meglio di Figo ed il suo nome è Diogo”. Ma era diventato imprescindibile anche per il suo Portogallo con il quale ha vinto due Nations.
Si era sposato da appena dieci giorni, prima che un destino crudele lo strappoasse ai suoi cari, alla vita. Se ne un predestinato che aveva briuciato letteralmente le tappe, un bravo ragazzo dalla faccia pulita, l’amico di tutti i giorni. Per questo, è ancora più difficile dirgli addio. Ciao Diogo, la tua storia, pur breve, è entrata di diritto nella leggenda. Sembrava l’estate perfetta: il matrimonio, la vittoria della Premier e della Nations con il Portogallo. Peccato che non sempre il tempo dell’estate dura abbastanza per fare ciò che si vuole. E la tua summertimne, è stata davvero crudele. Ci mancherai tanto Diogo.