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Pinto: “Il mercato della Roma è da 8”

Nella foto: Tiago Pinto (Foto Gino Mancini)

Approfittando della pausa per gli impegni delle Nazionali, il giorno dopo la chiusura ufficiale del mercato, il dg della Roma Tiago Pinto ha tenuto una conferenza stampa per spiegare tutti i movimenti portati a termine dal club giallorosso in questa sessione estiva del calciomercato. “Per me è importante oggi parlare con voi e spiegare cosa è successo nel mercato. Voglio ringraziare la proprietà per il lavoro fatto in questi mesi, non solo per gli investimenti, ma per l’aiuto e la presenza quotidiani. Per me è stato importante fare questo lavoro di squadra, dietro a ogni trattativa c’è un lavoro complesso, che coinvolge tante persone. Io sono molto esigente con me stesso, ma posso dire che è stato il mercato più difficile della storia recente del calcio e abbiamo fatto un buon mercato. A me non piace dire che sono un bravo direttore sportivo, ma abbiamo portato il migliore allenatore del mondo sulla panchina della Roma, abbiamo rinforzato la squadra e piazzato tante uscite. Si parlerà delle cose che non sono riuscite, ma penso che abbiamo fatto bene”.

Cosa è successo sul mancato arrivo del centrocampista?
“Tutti mi hanno sempre detto che Roma è una piazza difiicile, in questi otto mesi sto imparando a conviverci e oggi mi diverto perché il mercato si è chiuso ieri e tutte le domande sono sul centrocampista. Oggi lo chef mi ha fatto i complimenti, ma mi ha chiesto del centrocampista. Questa è la Roma. Comunque non è un problema di budget, abbiamo investito più di quanto programmato, ma il mercato è fatto di momenti e abbiamo potuto fare qualcosa in più. Sapete tutti che eravamo interessati a Xhaka ma non siamo potuti andare avanti, sono successe altre cose e abbiamo virato su altre urgenze. Non voglio trovare giustificazioni, ma non possiamo dimenticare l’eredità raccolto, avevamo tanti calciatori sotto contratto e questa situazione non era facile da gestire. Mancano tante cose, ma abbiamo fatto ciò che ci è sembrato giusto per rinforzarci”.

E’ pronto a offrire il triplo a Pellegrini, visto che per Mourinho vale triplo?
“Lorenzo Pellegrini vuole rinnovare e la Roma vuole rinnovare, non ci saranno problemi”. 

Le operazioni in uscita e la situazione degli esuberi?
“Credo che vendere sia la cosa più difficile per un direttore sportivo, credo che piazzare più di 30 calciatori è un buon lavoro. Trovare soluzione per calciatori con ingaggio così elevato è un buon lavoro. Ci sono direttori sportivi più bravi di me, sono qui per imparare, ma penso che confrontando il mercato con quello delle altre squadre si capisce che lavoro abbiamo fatto. Non abbiamo trovato una soluzione solo per i calciatori che non sono voluti andare”.

Sarà possibile piazzare alcuni esuberi in paesi dove il mercato è ancora aperto? 
“Mourinho ha parlato anche di questo tema, abbiamo portato offerte per tutti i calciatori e nessuno avrebbe perso un euro. Dopo io non posso andare dentro la testa del calciatore, vediamo cosa succede. Abbiamo mercati aperti e lavoreremo con i procuratori e il mio staff”. 

La Roma può lottare per lo Scudetto? E senza la Champions, sarebbe un fallimento?
“La mia visione non è lo Scudetto, ma lavorare per avvicinare la Roma al successo. Abbiamo parlato tante volte del tempo, ma il tempo non è una scusa per non vincere, il mio obiettivo è il Sassuolo. Abbiamo fatto tanti cambiamenti nella struttura, che forse non sono stati capiti. Credo che ora siamo più vicini al successo, ma non posso pensare a maggio, ma a settembre. Io penso alla prossima partita. Obiettivamente, la Champions è l’obiettivo principale, non posso nascondermi. È per questo che siamo qua”. 

Qual è il rimpianto a fine mercato?
“Xhaka. L’Arsenal non lo ha voluto vendere mentre lui voleva venire, credo che il rimpianto vero però sia la situazione degli esuberi. Tutti abbiamo lavorato molto per portare offerte degne, buone, che rispettassero i calciatori. È una situazione che non mi piace”. 

Com’è il suo rapporto con Mourinho?
“Sono molto orgoglioso di aver portato qui Mourinho. Io sono portoghese e ho 36 anni, per un portoghese Mourinho ha una dimensione stratosferica, anche se io vengo dal Benfica. Approfitto ogni giorno per imparare da lui, anche se a volte possiamo non essere d’accordo. Siamo riusciti a lavorare insieme ogni giorni anche prima dell’inizio della stagione, abbiamo fatto una valutazione della squadra insieme. Se vedo la panchina della Roma è evidente l’assenza di esperienza, ma quella ce la porta lui, ce la porta l’allenatore più forte al mondo”. 

A livello strategico come si è passati dalla priorità Xhaka a prendere zero centrocampisti?
“Il mercato è dinamico, avevamo bisogno di rispondere a certe esigenze e alla fine avevamo sempre un legame tra uscite ed entrare dei calciatori. Abbiamo 5-6 centrocampisti e seguendo l’andamento del mercato abbiamo deciso di non prendere nessuno. Abbiamo un campione d’Europa come Cristante, abbiamo il centrocampista con più gol d’Europa come Veretout, abbiamo un nazionale Under 21 come Villar e tanti altri”. 

Avete già deciso per gennaio di tornare sul mercato?
“Voi pensate che gran parte del successo sportivo dipenda dal mercato ed è per questo che sento questa domanda il 1° settembre. A gennaio saremo qui e analizzeremo, ma non posso saltare da settembre a gennaio. Non conta solo il mercato o il Lille non avrebbe vinto il titolo l’anno scorso”.

Mourinho ha detto che Spinazzola e Dzeko hanno cambiato il vostro mercato. Senza, la proprietà avrebbe investito le stesse cifre?
“Non lo so. Io sono una persona che quando c’è un problema guarda l’opportunità. Mi dispiace per Spinazzola, ma abbiamo preso Vina e ora abbiamo tre terzini molto forti. Quando Dzeko è partito io ho cercato di vedere l’opportunità e abbiamo accelerato il nostro progetto prendendo Abraham. Qualcuno dice che il nostro è stato un mercato reattivo, ma è quello che succede”. 

Quanto è difficile lavorare con un mercato aperto a campionato iniziato?
“A me non piace, in Portogallo si vende molto e abbiamo avuto sempre l’idea di due stagioni diverse tra mercato e campionato. È qualcosa che non mi piace, non è semplice gestire una squadra e l’ambiente con il mercato aperto, però queste sono le regole”.

Mantenere il punto fermo sugli esuberi è la politica adottata dalla società?
“Prima di essere direttore sportivo io sono un amante del calcio. Andavo allo stadio per vedere i calciatori, non Tiago Pinto. E li rispetto, ma non è facile per me trovare 4-5 offerte che io considero importanti e che non danneggiano i contratti e poi vederle non accettate. Iniziare la stagione con 60 giocatori a contratto e sapere che Mourinho non può lavorare con tutti questi calciatori non è semplice. Io sono qui per prendere la responsabilità, ringrazio tutti i calciatori che sono in questa situazione. Il 95% di loro ha fatto lo sforzo per trovare una soluzione. Non voglio parlare di nomi, ma ci sono calciatori importanti che si sono sforzati e hanno lasciato dei soldi per andare via. Questo tipo di calciatori io li ricorderò sempre”. 

Villar quanto potrà essere importante per voi?
“Villar è un centrocampista forte, ha giocato oltre 40 partite l’anno scorso”. 

Si è sentito il peso di Mourinho in questa sessione di mercato?
“Completamente. Io credo che sia un orgoglio averlo, anche se forse qualcuno non lo vuole dire. Quando vai a Londra non è la stessa cosa avere Mourinho o avere un altro allenatore”.

Ci può dire quando prevedete di far tornare Smalling e Spinazzola a disposizione?
“Su Spinazzola non è facile, è complicato dare una tempistica anche se ha una voglia incredibile di tornare. Smalling credo col Sassuolo sarà a disposizione”. 

Quanto è stato rischioso aver ceduto Dzeko, Pedro e Florenzi gratis o quasi a dei competitor come Inter, Lazio e Milan?
“Qualsiasi decisione è un rischio. Lasciar andar via Messi è un rischio incredibile, ma quando un calciatore non vuole giocare nella Roma e andare via, per me questo è importante, noi stiamo costruendo un progetto importante e la principale referenza è “morire per la Roma”. Abbiamo trovato un accordo con tutti e se vediamo cosa è successo sul mercato con Ronaldo e Griezmann, allora vediamo che la Roma non ha fatto niente di diverso ma forse comunicato peggio. Sbaglio io che voglio sempre dire la verità. Non sono una persona che guarda le partite dell’Inter sperando che Dzeko non giochi, sono felice di aver fatto parte della sua esperienza alla Roma. Vendere questi giocatori è un rischio, ma non rimpiango niente. Venduto Dzeko, abbiamo preso Abraham: non stiamo peggio rispetto allo scorso anno”. 

Che voto si dà al termine di questo mercato?
“Se consideriamo che tante persone dicevano che io non avrei fatto mercato io penso 8, forse anche di più se consideriamo questo il mercato più difficile della storia del calcio”.

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