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Verso Atalanta-Milan. L’ad Percassi: “Grande stagione, ma i due episodi con la Juve hanno fatto la differenza”

15.2.2020 Atalanta vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Gasperini esulta con i suoi ragazzi (Foto Gino Mancini)

Vigilia di Atalanta-Milan, dell’ennesima grande stagione della Dea. E così in conferenza, ecco l’ad Luca Percassi prendere il posto di Gasperini, ed anticipare i temi della domenica. E subito il chiarimento sulla sua presenza in conferenza. “Ho chiesto personalmente al mister di fare io la conferenza al nome della società, dopo la gara di Genova e quella con la Juve non avevamo parlato. Ci sembrava farlo oggi di fronte a un’ennesima stagione straordinaria. È l’occasione per la società di trasmettere tutto il pensiero dei tifosi. Vogliamo ringraziare tutti di cuore per quanto fatto, mister, giocatori e staff. Hanno fatto qualcosa di straordinario che rimarrà per sempre nella storia della società”. 

Tanti motivi per fare festa, nonostante la sconfitta di Reggio. “So da dove veniamo, i tifosi lo sanno bene. Parlare di ciliegina sulla torta è riduttivo, in un anno solare si è giocata una stagione e mezza. Siamo arrivati ai quarti col PSG, siamo stati battuti dal Real agli ottavi, siamo arrivati in finale di coppa Italia contro la Juventus facendo una gara importante e ci siamo qualificati di nuovo alla Champions League. Vedo tanti motivi per festeggiare, noi siamo una medio-piccola realtà del calcio italiano ed europeo. Tutto quello che stiamo facendo è frutto del lavoro, qualcosa di eccezionale, ma non ci deve mai essere la presunzione di dare per scontato tutto. Sappiamo cosa vuol dire competere in serie A, l’obiettivo che dichiara mio papà – la salvezza -, è un obiettivo vero che dobbiamo raggiungere ogni stagione. Dobbiamo goderci fino in fondo quello che arriva in più. Siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo, non vediamo cose negative. Partecipare alla Champions League equivale a un trofeo, i nostri tifosi sono molto contenti”. 

Il secondo posto, per l’Atalanta, vale moltissimo. “Stiamo parlando di un’Atalanta molto competitiva, ma ci rendiamo conto che stiamo giocando contro squadre comunque forti e che hanno tanti campioni, avere a una giornata dalla fine la certezza della Champions League ci rende orgogliosi. Il mister si è posto un obiettivo, quello di giocare ogni partita al massimo. Accadrà anche domani, giocheremo contro una squadra forte. Ma l’Atalanta domani sicuramente farà l’Atalanta”.

Eppure, il rammarico per la gara con la Juve, resta. A cominciare dagli episodio dubbi che l’hanno contraddistinta. “Sono due episodi che purtroppo hanno condizionato la gara, al di là del valore dell’avversario. La Juve è una squadra di grandi campioni e sapevamo che poteva vincere, abbiamo pareggiato a Torino, vinto in casa e perso mercoledì. Sono gare equilibrate e il dettaglio fa la differenza. Sono due episodi che hanno pesato sul risultato, ma non è nostra abitudine sbraitare. Quando ci sono degli errori si commentano da soli”. 

Un presente che si chiama Milan, un futuro ancora da scrivere. “L’obiettivo è sempre quello di crescere, i risultati degli ultimi anni sono risultati speriamo ripetibili, ma l’Atalanta partirà per salvarsi, è un dogma che non cambieremo mai. Sarà la nostra unica certezza. Il sogno di mio papà è sempre stato quello di vedere l’Atalanta dieci anni di fila in serie A. Partiamo sempre da questo obiettivo, siamo una realtà medio-piccola. In tutte le stagioni parti da zero e devi arrivare a 40 punti, non ci siamo mai posti un obiettivo diverso da quello detto prima. Le finali e le esperienze europee che abbiamo giocato sono motivo di miglioramento. I risultati ci hanno permesso di comprare e vendere giocatori, questo ha fatto crescere la nostra competitività fino ad arrivare a giocarci il secondo posto, è qualcosa di assolutamente eccezionale ma meritato. Abbiamo meritato sul campo di essere e dove siamo, ma abbiamo conquistato tutto con enorme fatica”.

Con Gasperini alla guida. “L’Atalanta ha la fortuna di vivere in un contesto di lavoro che è la città in cui è. Bergamo fa del lavoro la sua prima caratteristica, l’Atalanta vuole rappresentare al meglio la propria città. Si deve lavorare, punto. Non ci sono scorciatoie, l’Atalanta deve lavorare tutti i giorni, abbiamo nel nostro allenatore la guida perfetta che rappresenta questo spirito fondato sul lavoro. Gasperini resta? Assolutamente. Abbiamo un rapporto lungo e duraturo. Credo che il mister, in cuor suo, sappia benissimo quanto vale l’Atalanta, cosa l’Atalanta abbia rappresentato anche per lui. Ma questo è un matrimonio, non c’è uno più o meno felice dell’altro. Se i matrimoni si fanno vuol dire che tutti sono contenti e felici”.

Una stagione ad altissimo livello. Il momento più bello e quello più brutto. “Il momento più emozionante riguarda martedì sera, quando i tifosi sono venuti a salutarci a Reggio Emilia. Abbiamo avuto da parte di tutta la nostra tifoseria una responsabilità incredibile. Sappiamo quanto l’Atalanta ha portato felicità nelle case dei bergamaschi. Martedì sera è stato un momento significativo, la tifoseria ci manca tantissimo ma ha rispettato le vittorie più belle con l’atteggiamento più bello. Vederli l’altra sera per me è stato un momento toccante. La speranza, per il prossimo campionato, è quella di tornare alla normalità. Momenti brutti? Non ne ricordo. Ricordo solo momenti di responsabilità da parte della società per ottenere ciò che abbiamo ottenuto. Non dobbiamo mai dare per scontato quello è stato fatto. Sappiamo chi siamo”. 

Nel periodo in cui qualcuno voleva fare la Superlega, l’Atalanta ha dato un segnale forte a tiutta europa. “L’Atalanta è una medio-piccola, è il sogno che tutte le società e le province possono mantenere vivo. Questo il vero messaggio che l’Atalanta ha dato. Il calcio è di tutti, quando vado in trasferta mi rendo conto che il calcio è fantastico perché porta passione. Siamo d’accordo con la meritocrazia, è un concetto molto semplice, basta applicarlo. La Uefa sta cercando di tutelare questo e sono d’accordo. Nel rispetto delle grandi, ma anche delle medio-piccole”. 

Forse, tornando a ritroso nel tempo, si poteva fare qualcosa di più. “Forse l’andata col Real Madrid, è stata la partita più condizionata. Ma ti rendi conto che quando giochi contro queste squadre un dettaglio fa la differenza. Col Real alla fine abbiamo preso un gol un po’ infelice”.

E adesso l’ultimo atto. “La squadra fisicamente la squadra sta bene. Sono partite cariche di tensione e aspettative, ma siamo abituati a giocare ogni tre giorni, la gara con la Juve deve farci fare delle riflessioni per migliorarci, ma si pensa a domenica”. 

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