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Napoli piange Maradona, il San Paolo cambia nome

Francesco Raiola

Napoli si è risvegliata, o forse non si è mai addormentata, dopo la notizia tremenda della morte del suo eterno campione, Diego Armando Maradona che alle 17.20 della giornata di ieri ha squarciato di dolore il cuore della città. Un amore indissolubile fra il suo popolo e un giocatore, che è stato molto più di un giocatore di calcio, ma un simbolo, l’emblema del riscatto sociale, e sportivo di una città e di una squadra di calcio che fino al 1987 non aveva mai vinto uno Scudetto.

Un amore andato oltre la fine della carriera di Maradona, mai messo in discussione , rinforzato anzi nel corso degli anni, con il ritorno di Diego al San Paolo nel 2005 per la partita di addio al calcio di Ciro Ferrara, quando oltre ottantamila persone accorsero per salutare il Pibe de Oro. L’ultima volta di Diego a Napoli risale al maggio 2017 nel trentennale del primo scudetto per le celebrazioni organizzate dal comune di Napoli quando nell’occasione fu tenuto un one man show al San Carlo organizzato da Alessandro Siani, con Diego protagonista nel Teatro più antico di Europa. In quella occasione il sindaco Luigi De Magistris consegnò a Maradona la cittadinanza onoraria di Napoli. E proprio il Comune di Napoli ha già avviato la procedura tramite la commissione toponomastica di intitolare il San Paolo, teatro delle gesta del più grande calciatore e sportivo di tutti i tempi, proprio a Diego Armando Maradona. Nelle prossime settimane verrà chiuso l’iter burocratico che renderà omaggio al numero 10 del Napoli.

E proprio all’esterno del San Paolo da ieri pomeriggio ininterrottamente per tutta la notte ( nonostante il coprifuoco), sono giunti centinaia di tifosi ad apporre un ricordo, una sciarpa, un lumicino per ricordare Maradona. E’ presente una distesa di sciarpe all’esterno della Curva B, dove si attende nel pomeriggio anche la squadra del Napoli, che stasera alle 21.05 affronterà il Rijeka, con la morte nel cuore. Aurelio De Laurentiis ha chiesto di esporre gli striscioni con il volto di Diego all’interno dello stadio.

Nel frattempo la stessa SSC Napoli ha inviato in Argentina l’ultima maglia numero 10 indossata da Maradona a Napoli che verrà esposta sul feretro, che da stanotte è stato collocato all’interno della Casa Rosada di Buenos Aires, il palazzo presidenziale argentino, che hai già visto nei deceenni scorsi altri funerali celebri come quello di Peron e di Evita. Ma Maradona supererà anche questi record, si parla già di un milione di persone in fila per rendere omaggio alla salma, che verrà esposta per 3 giorni. Si attende anche l’arrivo a Buenos Aires di Diego Armando Maradona jr, che in queste ore verrà dimesso dal Cotugno, reduce dal COVID che l’ha colpito duramente. Il figlio di Diego è guarito ma il virus è stato molto aggressivo con lui con i polmoni che hanno subito danni, ma la volontà di salutare il papà è stata decisiva e DIego jr è atteso nelle prossime ore in Argentina.

Intanto a Napoli si piange e si ricorda ovunque Diego Armando Maradona: dai Quartieri Spagnoli a San Giovanni dove si innalzano splendidi i murales dedicati al campione, fino a San Biagio dei Librai dove viene esposto in una teca il famoso capello di Diego, venerato come una reliquia. Una città che sin dal 5 luglio 1984 aveva adottato e amato da subito quel ragazzo venuto da quel barrio di Buenos Aires che ha saputo portare Napoli in vetta al mondo, un campione venerato, coccolato e perdonato, che aveva scelto quel popolo, mai tradito anche di fronte alle tante offerte milionarie giunte da tutte il mondo, sapendo dire di no a tutti, anche a quella “Giuve” di Agnelli, che rimpianse tante volte il non averlo preso prima del Barcellona agli inizi del 1980.

Addio a Diego. Il più grande calciatore di tutti i tempi, un’icona ribelle che ha regalato felicità e riscatto a due popoli, quello argentino e napoletano, a quel Sud del mondo e dell’Italia, schiacciato sempre dai poteri forti della politica, dell’economia e dello sport, vincendo le battaglie contro le difese avversarie e le mafie del calcio, alternatasi a drammatiche sconfitte, come il mondiale scippato nel 1990 e le ridicole accuse di doping nel 1994. Usato e strumentalizzato dalla FIFA di Blatter che lo volle come sponsor del mondiale americano, trascinò un’Argentina derelitta nello spareggio contro l’Australia nel dicembre del 1993, dopo due anni di inattività , si presentò come un figurino all’esordio contro la Grecia, mettendo a segno uno dei suoi gol più belli, lanciando quel famoso urlo nella telecamera per dire a tutto il mondo che era tornato. E Blatter capì e così dopo la vittoria contro la Nigeria fu escluso dai mondiali per l’uso dell’efedrina ( all’epoca vietata, ma concessa a Diego per “ragioni di Stato”) . Fu la botta finale per Diego, che cadde sempre più nel tunnel della droga.

Addio a Diego. Sarà difficile metabolizzare la morte di Maradona, ma le Leggende non muoiono mai, restano nell’eternità.

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